Il “Partinicoto Insoddisfatto” la nuova accademia delle chat improvvisate
𝑫𝒊 𝑴. 𝑪𝒖𝒄𝒄𝒉𝒊𝒂𝒓𝒂 ✍️
Oggi parliamo del “Partinicoto Insoddisfatto” riferito a una persona che critica tutto sui social.
Questa espressione, usata nel dialetto locale e spesso in tono scherzoso o polemico, descrive una persona che, pur essendo di Partinico, si lamenta costantemente di tutto ciò che accade o viene realizzato nel suo territorio.

Parliamo di un personaggio digitale, uomo o donna, che anima le discussioni online. Nonostante spesso non abbia una conoscenza approfondita dei fatti o le competenze necessarie, distribuisce critiche a destra e a manca, esprimendo un generale senso di scontento e sfiducia verso ogni iniziativa locale.
In poche parole, è la figura dell’eterno scontento che non vede mai il bicchiere mezzo pieno, ma preferisce concentrarsi su ciò che non va, spesso senza proporre soluzioni.
Per rimanere nell’argomento ieri in viale Aldo Moro sono comparse delle sculture in legno. C’è chi si è fermato a guardarle, chi a fotografarle, chi ad apprezzarle o a criticarle con argomenti.

E poi c’è chi, come sempre, ha deciso di inaugurare una nuova disciplina sportiva tutta partinicota: il commento improvvisato da chat.
Il regolamento è semplice: non si legge l’articolo, non ci si informa, non si va a vedere l’opera dal vivo. Basta una foto intravista di sfuggita e via: giudizio servito. Anzi, più lapidario è, meglio è.
E così si è scatenato il solito carnevale digitale: “orribili”, “inutili”, “buttati soldi”… parole spese con la stessa leggerezza con cui si gira un pollice verso sul telefono.
Naturalmente si tratta di una minoranza, ma rumorosa. Talmente rumorosa che pare voglia sostituirsi a critici d’arte, architetti, storici, urbanisti.
Un consiglio: se proprio si vuol fare critica, almeno si provi l’esperienza completa : leggere, capire, contestualizzare.
Non è difficile, giuro. Richiede solo uno sforzo: quello di usare il cervello.
Il problema non sono le sculture, ma il pubblico improvvisato che si crede platea universale. Si dimentica che un’opera resta, lascia traccia, genera dibattito.
Il commento da chat, invece, evapora nel giro di poche ore, come nebbia che al mattino si dissolve senza che nessuno se ne accorga.
Forse è questa la vera ironia: le sculture di legno, destinate a resistere, resteranno lì in viale Aldo Moro, silenziose e solide. I giudizi “a colpo d’occhio”, invece, si perderanno tra i messaggi vocali cancellati e le battute da bar. In fondo, è giusto così: il legno ha radici, le chiacchiere no.

Maria Cucchiara – Docente di filosofia e storia, scrittrice e collaboratrice di Radio Amica. Appassionata di cultura, attualità e impegno sociale, racconta la realtà con sensibilità e sguardo critico, unendo attenzione al territorio e apertura internazionale.
