Controesodo d’Italia: il viaggio che svela il fallimento della mobilità
Oltre dodici milioni di auto si riverseranno sulle strade italiane in questo fine settimana, dando vita all’ennesimo rito collettivo che chiamiamo “controesodo”. Un termine rassicurante, quasi folkloristico, che nasconde però una realtà ben più amara: quella di un Paese che non ha mai avuto il coraggio di costruire un sistema di mobilità moderno, equo e sicuro.
Si celebreranno ancora le dirette televisive con gli elicotteri della polizia che riprendono le code chilometriche, gli aggiornamenti sulla viabilità minuto per minuto, i consigli per “partire intelligenti”. Ma la verità resta sotto gli occhi di tutti: siamo prigionieri delle nostre strade, e non per caso, bensì per scelta politica.

L’Anas annuncia con orgoglio di aver chiuso l’83% dei cantieri, come se la normalità fosse avere arterie vitali costantemente bloccate. Le autostrade diventano parcheggi sotto il sole, le statali trappole di asfalto, i treni incapaci di assorbire la domanda, e il trasporto pubblico locale un miraggio. L’Italia del turismo da milioni di presenze si regge ancora sull’auto privata, senza alternative concrete, e ogni estate questa fragilità esplode in tutta la sua evidenza.
Non è un caso, è un paradigma: la mobilità nel nostro Paese è stata ridotta a un costo che grava solo sul cittadino. I pedaggi che crescono, i carburanti che aumentano, il rischio che incombe sempre più alto sulle famiglie che devono sobbarcarsi viaggi infiniti, mentre lo Stato si limita a contare veicoli e incidenti.
Il controesodo è dunque più di un fenomeno stagionale: è lo specchio del nostro immobilismo. Una nazione che parla di transizione ecologica ma lascia che milioni di persone si muovano tutte nello stesso modo, nello stesso momento, sugli stessi chilometri di asfalto, senza alternative né dignità.
E allora, di fronte a questo ennesimo bollino rosso, non dovremmo chiederci solo come arrivare prima a destinazione. Dovremmo chiederci piuttosto se non sia arrivato il momento di cambiare davvero strada.

Maria Cucchiara – Docente di filosofia e storia, scrittrice e collaboratrice di Radio Amica. Appassionata di cultura, attualità e impegno sociale, racconta la realtà con sensibilità e sguardo critico, unendo attenzione al territorio e apertura internazionale.
