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Intravaia: “Parole inaccettabili da Riina, un’offesa alle vittime. Serve rispetto e responsabilità”

PALERMO – «Resto basito, attonito e sdegnato». Con queste parole il deputato regionale Marco Intravaia, componente della Commissione Regionale Antimafia, ha commentato le dichiarazioni rilasciate da Giuseppe Salvatore Riina, figlio del boss Totò Riina, durante un episodio del podcast Lo Sperone. Le affermazioni, ritenute gravi e offensive, hanno suscitato una forte reazione istituzionale.

Riina, già condannato per mafia, ha pronunciato frasi come “mio padre era un uomo con la ‘U’ maiuscola”, “non ha ucciso il piccolo Giuseppe Di Matteo”, “mio padre è stato vittima di un sistema”, e “io sono come un bambino di Gaza”. Per Intravaia, queste parole rappresentano «un’offesa a tutti i martiri e alle vittime della mafia, alle loro famiglie e ai siciliani onesti».

«Dovrebbe avere la decenza di stare zitto – ha dichiarato Intravaia – se non ha il coraggio e il buon senso di prendere le distanze da suo padre e dall’orrido ambiente in cui è cresciuto. L’indignazione non basta: dovrà essere chiamato a rendere conto delle sue assurdità. A soggetti come questo dovrebbe essere tolto il diritto a parlare pubblicamente, così da risparmiarci le sue ripugnanti perle di saggezza».

La presa di posizione del deputato regionale si inserisce in un contesto più ampio di vigilanza istituzionale sul linguaggio pubblico e sulla memoria delle vittime di mafia. In un momento storico in cui la lotta alla criminalità organizzata passa anche dalla difesa della verità e della dignità, Intravaia richiama tutti – cittadini, media e istituzioni – a un senso di responsabilità collettiva.

«La Sicilia ha pagato un prezzo altissimo alla mafia – ha concluso – e non possiamo permettere che venga infangata da chi continua a giustificare o minimizzare il male. Il rispetto per le vittime non è negoziabile».