Putin, l’illusione dell’“equilibrio”
Di Martina Caruso
“La Russia è necessaria al mondo, senza di noi non ci sarebbe equilibrio.”
Con queste parole Vladimir Putin si è presentato ancora una volta non come aggressore, ma come vittima di un Occidente che, a suo dire, vorrebbe imporre modelli culturali ed economici agli altri popoli. Nella sua narrazione, Mosca diventa il baluardo che difende la “sovranità delle nazioni” da un ordine mondiale guidato dagli Stati Uniti e dall’Europa.
Putin arriva a sostenere che, se Donald Trump fosse stato presidente degli Stati Uniti, la guerra in Ucraina si sarebbe potuta evitare. Una tesi che ribalta la responsabilità, cancellando anni di tensioni: dall’annessione della Crimea nel 2014 fino all’invasione su larga scala del 2022, preparata a lungo e non certo frutto di un improvviso cambio di leadership a Washington.
Il Cremlino denuncia la “militarizzazione europea”, ma dimentica di dire che il rafforzamento della NATO e l’invio di armi a Kiev sono conseguenza, non causa, della guerra. Eppure Putin insiste: la Russia non mostrerà mai debolezza né esitazione, pronta a rispondere con decisione a ogni mossa occidentale.

Il paradosso è evidente. Da un lato si invoca un “ordine multipolare” – più poli di potere al posto dell’egemonia occidentale – dall’altro si violano i confini di uno Stato sovrano, si bombardano città, si minacciano Paesi vicini. L’idea di equilibrio che Putin propone non coincide con stabilità e sicurezza, ma con un mondo diviso in sfere di influenza, dove i popoli diventano pedine.
La domanda allora resta aperta: si può parlare davvero di equilibrio mentre è in corso una guerra che ha già devastato terre, spezzato famiglie e lasciato dietro di sé migliaia di vittime? La pace non nasce da chi brandisce la forza come unica lingua possibile. E l’equilibrio non si costruisce seminando paura.

