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L’eco delle candele

(Parte I – Il suono del silenzio)

La guerra, in Sicilia, arrivò come un tuono che non si vedeva ma si sentiva sotto pelle.
Le case, le campagne, perfino i mari sembravano trattenere il respiro, come se l’isola intera fosse diventata una sola creatura in attesa di qualcosa che nessuno sapeva nominare.

Nel piccolo borgo di Roccamarina, incastonato tra le colline dell’entroterra palermitano, la vita scorreva con l’ostinazione dei sopravvissuti.
Le donne cucivano, gli uomini sparivano a gruppi, qualcuno “per il fronte”, altri “per la montagna”, e le notti si accendevano di luci tremolanti e voci sussurrate dietro le imposte chiuse.

Anna aveva vent’anni e un silenzio negli occhi che nessuno riusciva a decifrare.
Viveva con la madre e il fratello minore in una casa che odorava di cere e di paura.
Da quando il padre era stato arrestato per aver nascosto un soldato americano ferito, lei non parlava quasi più.
Ogni sera accendeva una candela davanti alla finestra e restava a guardarla consumarsi, come se in quella fiamma trovasse l’unico linguaggio possibile tra sé e il mondo.

Fu in una di quelle sere che lo vide: un giovane ufficiale tedesco, di passaggio, con la divisa impolverata e uno sguardo che non sembrava appartenere alla guerra.
La gente del paese lo chiamava “il biondo del comando”, ma il suo nome era Erich Müller, e da giorni girava nei dintorni per cercare un disertore fuggito.
Anna lo incontrò per caso, sulla strada che portava al vecchio mulino.
Lui la salutò in un italiano incerto, lei rispose con un cenno del capo.
Fu un gesto breve, ma bastò a cambiare il ritmo dei giorni.

Erich tornò la sera dopo, e quella dopo ancora.
Parlavano poco, in due lingue diverse ma con la stessa nostalgia.
Lei gli portava un po’ di pane e acqua, lui le lasciava una stecca di cioccolato, raro come un miracolo.
Tra loro non c’era promessa né confessione, solo la sospensione dolce e proibita di chi trova nell’altro una tregua dal mondo.

Una notte, però, Anna si accorse che il fratello, Pietro, li spiava.
Non disse nulla, ma da quel momento il suo sguardo cambiò: più duro, più adulto, come se avesse compreso qualcosa che non doveva.
In un paese dove bastava un sospetto per morire, l’amore di Anna divenne un segreto pericoloso, più pericoloso di un’arma.

Intanto la guerra si avvicinava.
Gli aerei americani si udivano sempre più spesso, i tedeschi cominciavano a ritirarsi, e le strade si riempivano di voci, di paura e di speranza insieme.
Ma quella notte, l’eco di una sirena lontana si confuse con un altro suono, più cupo: tre colpi alla porta.

Era Erich.
Il volto pallido, la divisa sporca di fango, una lettera stretta nella mano.
«Mi cercano, Anna. Devo fuggire. Ma non so dove andare.»
Lei lo guardò in silenzio, poi fece ciò che non avrebbe mai creduto di poter fare: lo nascose nella cantina dove un tempo avevano tenuto il padre prigioniero.
La candela tremò sul tavolo, e il silenzio divenne preghiera.

Da quella notte, Anna non ebbe più pace.
Il mondo fuori si stava spegnendo, e dentro di lei si accendeva un fuoco che avrebbe bruciato tutto ciò che restava d’innocente.