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Il Giglio di Fuoco e il Segreto del Nord

Capitolo II: La Fuga del Principe e il Tradimento nel Chiostro

L’aria nella cucina del Castello Bellavista era satura del profumo di spezie e, ora, di un terrore glaciale. Violante non avvertiva più il freddo del vento che fischiava oltre le finestre; era paralizzata dalla rivelazione di Fredrik.

“Chi sei, davvero?” riuscì a sussurrare, la voce ridotta a un filo.

Fredrik la strinse a sé per un istante, gli occhi di un azzurro quasi violetto. “Sono Frederick Christian, Principe di Danimarca, figlio cadetto di Sua Altezza Reale. Il mio arrivo in Sicilia non fu una coincidenza, Violante. Sono qui per una missione segreta, un accordo politico-commerciale che rischia di far tremare le corti del Nord, un affare in cui la famiglia del commendator De Santis… è un anello oscuro. Erik era la mia unica guardia del corpo e l’unico a sapere chi fossi.”

La fanciulla barcollò. Non un cuoco, ma un principe! Un principe in fuga, costretto a nascondersi in un castello fatiscente. Il mistero si faceva più profondo e mortale.

“E l’omicidio?” chiese Violante, scossa.

“È stato un avvertimento. I miei nemici sanno che sono qui. O, peggio, sanno cosa cerco. E se Umberto De Santis è coinvolto… allora il tuo matrimonio non è un affare di dote, ma una trappola politica per neutralizzare il mio interesse, legandomi, attraverso te, a una famiglia compromessa. O forse, semplicemente, per togliermi la mia spia più preziosa: tu.”

L’orologio del castello rintoccò tre volte, un suono che sanciva il passare inesorabile delle ore. Mancavano solo due giorni alle nozze.

Violante capì che doveva agire subito, e con astuzia. Usò il suo fascino per blandire i genitori, promettendo di essere “l’angelo delle nozze”, e ottenne il permesso di trascorrere l’indomani al Monastero di Santa Chiara per un ultimo giorno di contemplazione e preghiera, accompagnata solo da Suor Serafina.

“Sarà la nostra via d’uscita,” sussurrò a Fredrik, “Se usciamo dal castello, la metà della battaglia è vinta.”

L’indomani, il carro funebre che portava la bara di Erik Borg lasciava il castello, seguito a breve distanza dalla carrozza che trasportava Violante e Suor Serafina. La monaca, con la sua aria di santità tradita, non faceva che lanciare occhiate accondiscendenti alla fanciulla.

Arrivate al monastero, Violante finse un improvviso malore e chiese di ritirarsi nella cappella privata per confessarsi. Suor Serafina, ansiosa di comunicare a Umberto ogni mossa della fanciulla, le concesse il permesso, convinta che il tradimento fosse ormai compiuto.

Invece di Padre Anselmo, Violante trovò un uomo vestito da frate, che la aspettava nell’ombra. Era Fredrik. Aveva usato un passaggio segreto noto solo ai servitori più anziani per uscire dal castello e un travestimento preso in prestito da un amico fidato al mercato.

“Le guardie di Umberto mi staranno cercando ovunque in questo momento,” ansimò Violante.

“Lo so, mia fiamma,” rispose Fredrik. “Ma la vera insidia è qui.”

Proprio in quel momento, la porta della cappella si aprì di scatto. Era Padre Anselmo, non con la croce, ma con un pugnale scintillante in mano, gli occhi iniettati di sangue. Dietro di lui, Suor Serafina, il volto contratto in un ghigno malefico.

“Non fuggirai, principessa,” sibilò Suor Serafina, puntando un dito tremante. “Il commendatore sa del cuoco, anzi, sapeva del principe. E questo posto, cara, sarà il tuo sepolcro nuziale!”

“Sei tu l’assassino di Erik,” disse Fredrik con freddezza, i suoi occhi che fissavano Padre Anselmo. “Non un furto, ma un colpo di grazia politico per impedirgli di raggiungermi in tempo, vero, Padre?”

“Eri troppo curioso, Principe,” borbottò il frate, avvicinandosi. “Troppo vicino agli affari che non ti riguardano. L’oro di Umberto paga i debiti di tutti, anche quelli di un vecchio confessore che ha visto troppo.”

Ma Violante non era una fanciulla da svenimenti. Mentre Padre Anselmo si lanciava verso Fredrik, la ragazza, con un gesto fulmineo, afferrò un pesante candelabro d’argento dall’altare e lo scagliò con forza contro la testa di Suor Serafina. La monaca cadde a terra con un gemito soffocato.

Fredrik, approfittando della distrazione, disarmò il frate, stringendogli il polso finché il pugnale cadde a terra con un clangore metallico.

“Ora, Violante! La porta laterale! C’è un fidato barcaiolo che ci aspetta al molo. Vai!”

I due amanti corsero fuori, lasciando dietro di sé il tradimento e il sangue. Ma mentre correvano verso la libertà, Violante si voltò un istante. Vide Padre Anselmo rialzarsi, con la rabbia nel volto, correre verso il campanile del monastero e afferrare la corda per dare l’allarme.

La fuga era iniziata, ma ora era una corsa contro il tempo e l’ira dell’uomo più potente (e bavoso) di Sicilia……..CONTINUA