Calatafimi Segesta, la Santa Croce d’argento apre ufficialmente la Festa del SS. Crocifisso 2026
CALATAFIMI SEGESTA (TP) – Con il trasferimento della Santa Croce d’argento dalla Chiesa del SS. Crocifisso al Santuario di Maria SS. di Giubino, la comunità calatafimese ha dato ufficialmente avvio ai riti che condurranno alla Solenne Festa del SS. Crocifisso, in programma l’1, 2 e 3 maggio. Un appuntamento attesissimo, che torna dopo quattordici anni e che il popolo vive come un dono, un privilegio e un atto di profonda identità collettiva.
Una festa unica, che si ripete da tre secoli
Quella dedicata al SS. Crocifisso è una festa sontuosa, solenne, travolgente e genuina, tramandata da oltre tre secoli. Un evento sacro e folkloristico che non ha eguali, perché ha come protagonisti assoluti i Ceti, le antiche e moderne categorie professionali della città: un popolo intero che rende omaggio al Crocifisso miracoloso per i raccolti, il lavoro e la prosperità ricevuti. Il primo annuncio della festa avviene sempre nel giorno di Pasqua, quando i Ceti, con i loro emblemi, si radunano attorno alla Croce d’argento donata dai Mugnai nel 1776. È il primo rito di un percorso che durerà trenta giorni.
Il rito del trasferimento: la Croce verso il Santuario
Come vuole la tradizione, la Santa Croce è stata portata dal più giovane sacerdote di Calatafimi, don Giuseppe Bruccoleri, uno dei due presbiteri ordinati dopo l’ultima edizione della festa. La Croce resterà custodita e venerata al Santuario della Madonna di Giubino fino al 30 aprile, vigilia del primo giorno di festa, quando verrà riportata in processione alla Chiesa del SS. Crocifisso da don Emanuel Mancuso. Ad aprire il corteo saranno cento bambini tra i 7 e gli 11 anni, portatori di preziosi oggetti sacri in oro e argento – calici, pissidi, coppe – capolavori dell’artigianato palermitano e trapanese del Seicento, parte del tesoro del SS. Crocifisso.
Le voci della città
Il Sindaco Francesco Gruppuso
«Con la processione della Santa Croce nel giorno di Pasqua – afferma il Sindaco – diamo ufficialmente il via alla Solenne Festa del SS. Crocifisso 2026. È un momento in cui istituzioni e popolo diventano un’unica anima. Dopo 14 anni la nostra identità si rinnova, vissuta per la prima volta dai bambini e dai giovanissimi. Buona Pasqua e buona Festa a tutti i calatafimesi nel mondo».
Il Presidente del Comitato Festa, Avv. Vito Mancuso
«L’essenza della festa è nella fede e nella devozione del popolo verso il SS. Crocifisso. I Ceti sono l’anima della celebrazione: stanno ritrovando il senso di comunità, famiglia e appartenenza. È emozionante vedere come tutti si stiano prodigando. Ai giovani spetterà il compito di portare avanti questa tradizione».
L’arciprete don Vincenzo Basiricò
«Il rito del trasporto della Santa Croce conferma l’inizio della Festa. È un gesto semplice ma solenne, che apre il cuore dei calatafimesi alla certezza che la celebrazione si farà. Condurre una croce a fiorire ha una potenza simbolica enorme: è la vittoria della vita sulla morte, della bellezza sullo squallore, della gioia sul dolore».
L’assessore Piera Prosa
«La Festa del SS. Crocifisso non è solo una festa: è memoria, identità, emozione. Dopo 14 anni, il suo ritorno è un momento straordinario. È un invito a esserci, a sentirsi parte di qualcosa che va oltre le parole. Certe emozioni non si raccontano, si vivono».
La città si prepara: il lavoro dei Ceti
Nel frattempo, i Ceti – Borgesi del SS. Crocifisso, Maestranza, Cavallari, Massari, Macellai, Mugnai, Ortolani, Borgesi di San Giuseppe, Pecorai e Caprai – sono al lavoro da settimane per preparare i tradizionali doni che verranno distribuiti durante i cortei dell’1 e 2 maggio: confetti, noccioline, arachidi, cucciddati (pani a forma di fiore), miliddi, panuzzi, e molti altri prodotti tipici. Tonnellate di alimenti sono già arrivate in città e vengono confezionate con cura in sacchetti personalizzati con l’immagine del SS. Crocifisso e il nome del Ceto. Intere famiglie si riuniscono per giorni, trasformando la preparazione in un rito collettivo che rinnova la tradizione e rafforza il senso di comunità.



Giornalista
