San Cipirello, il caso Picardo: la Corte d’Appello revoca il patteggiamento e assolve il funzionario «perché il fatto non sussiste»
Palermo – Si chiude con una assoluzione piena la vicenda giudiziaria che aveva coinvolto Salvatore Picardo, funzionario dell’Ufficio tecnico del Comune di San Cipirello, inizialmente accusato di falsità ideologica nell’ambito di un procedimento che riguardava anche l’ex sindaco Vincenzo Geluso e alcuni funzionari dell’Assessorato regionale all’Agricoltura.
Il GIP del Tribunale di Palermo, accogliendo le richieste della Procura, aveva rinviato a giudizio Picardo ritenendo che avesse alterato alcuni documenti presentati dal Comune per ottenere un finanziamento destinato alla ristrutturazione di un bene confiscato. Secondo l’accusa, il funzionario avrebbe firmato atti oltre i termini, apponendo date non corrispondenti, circostanze che sarebbero state documentate da riprese video negli uffici regionali.
La scelta del patteggiamento nel 2021
Picardo, che si è sempre dichiarato estraneo ai fatti, aveva impostato la propria difesa sulla trasmissione telematica degli atti originali, elemento che – sosteneva – garantiva certezza di data e firma. Per evitare un processo lungo e possibili ripercussioni disciplinari, nel novembre 2021 aveva scelto di patteggiare una pena di un anno e otto mesi, con sospensione condizionale.
L’assoluzione degli altri imputati cambia tutto
Nel frattempo, gli altri imputati avevano optato per il rito ordinario. Dopo oltre tre anni di dibattimento, il Tribunale di Palermo, con sentenza del 16 ottobre 2025, aveva assolto tutti gli imputati, dichiarando i fatti contestati “non sussistenti”. Una decisione che ha aperto la strada a un nuovo scenario per Picardo.
La revisione: la Corte d’Appello annulla la condanna
Subentrata nella difesa, l’avvocata Giada Caputo – che quanto riportato da Territorionewspa.it – ha evidenziato due elementi decisivi: la presenza degli atti originali nella documentazione trasmessa dal Comune alla Regione, la inconciliabilità tra la sentenza di patteggiamento e quella di assoluzione degli altri imputati.
Richiamando la norma che consente la revisione quando due decisioni risultano incompatibili, la difesa ha chiesto la revoca della condanna La Corte d’Appello di Caltanissetta ha accolto l’istanza, revocando il patteggiamento e assolvendo Picardo con la formula: «perché il fatto non sussiste»
Le parole della difesa
L’avvocata Caputo definisce la decisione un precedente significativo: «È una pronuncia assolutamente innovativa perché consente la revoca di una condanna quando questa si fonda su fatti poi dichiarati inesistenti da altra autorità giudiziaria. È il classico caso di scuola». La vicenda mette in luce il ruolo della revisione come strumento di garanzia e conferma l’importanza della coerenza tra giudizi paralleli. Per Picardo, dopo anni di incertezza, arriva una riabilitazione piena.

Giornalista
