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L’illusione dell’immortalità

Il monopattino e la società che ha dimenticato il significato del limite

Da oggi i monopattini elettrici dovranno essere assicurati. È l’ultimo tassello di un percorso normativo che, negli ultimi mesi, ha introdotto casco, contrassegno identificativo e obbligo di responsabilità civile. Una decisione maturata dopo l’aumento degli incidenti e la necessità di tutelare non solo chi guida questi mezzi, ma anche tutti gli altri utenti della strada. Lo racconta con chiarezza Il Post nel suo approfondimento del 16 luglio 2026, dedicato all’entrata in vigore dell’obbligo assicurativo. (Ministero Infrastrutture e Trasporti)

Confesso, però, che leggendo quella notizia il mio pensiero è andato altrove.

Non all’assicurazione.

Non alla burocrazia.

Nemmeno al monopattino.

Mi sono chiesta, piuttosto, quando abbiamo smesso di avere paura.

Non la paura che paralizza.

La paura che educa.

Quella forma di prudenza che non è vigliaccheria, ma intelligenza del limite.

Perché il vero cambiamento culturale non consiste nell’aver inventato un nuovo mezzo di trasporto. Consiste nell’aver progressivamente trasformato il rischio in un dettaglio.

Ci muoviamo sempre più velocemente.

Più veloci sulle strade.

Più veloci nelle relazioni.

Più veloci nelle decisioni.

Ma la velocità ha un prezzo: riduce il tempo della coscienza.

Non ci chiediamo più: “È prudente?”

Ci chiediamo soltanto: “Posso farlo?”

Ed è una differenza enorme.

La nostra epoca ha sostituito il principio di responsabilità con il principio di possibilità.

Se una cosa è tecnicamente possibile, allora ci appare automaticamente legittima.

Eppure la civiltà non è nata dalla conquista dell’illimitato.

È nata dall’accettazione del limite.

I Greci chiamavano hybris quella tracotanza che spingeva l’uomo a credersi più forte della propria condizione. Non era soltanto superbia. Era l’incapacità di riconoscere il confine oltre il quale la libertà si trasforma in autodistruzione.

Oggi quella hybris assume forme diverse.

Non indossa più una corona.

Sale su un monopattino senza casco.

Attraversa un incrocio guardando il telefono.

Confida che “tanto a me non succederà”.

È l’illusione dell’immortalità.

Forse è sempre appartenuta alla giovinezza. Ma oggi sembra essersi estesa all’intera società.

Viviamo come se il corpo fosse indistruttibile e il futuro fosse un diritto garantito.

Abbiamo costruito un mondo straordinariamente capace di proteggerci e, paradossalmente, proprio questa protezione ci ha resi meno consapevoli della fragilità.

Più la tecnica aumenta, più diminuisce il senso del limite.

Più aumentano i dispositivi di sicurezza, più si affievolisce la cultura della prudenza.

È come se delegassimo agli oggetti ciò che un tempo apparteneva alla coscienza.

Ma nessun casco può sostituire il giudizio.

Nessuna assicurazione può sostituire la responsabilità.

Nessuna legge può insegnare il rispetto della vita.

Quello è un compito dell’educazione.

E qui emerge una contraddizione che mi inquieta profondamente.

Da una parte adultizziamo i bambini.

Li immergiamo precocemente in mondi, linguaggi e responsabilità che appartengono agli adulti.

Dall’altra infantilizziamo gli adulti.

Li abituiamo a pensare che ogni scelta abbia sempre qualcun altro pronto a proteggerli dalle conseguenze.

Pretendiamo libertà senza disciplina.

Diritti senza doveri.

Velocità senza responsabilità.

È una forma di immaturità collettiva che non riguarda soltanto la mobilità. Riguarda il nostro modo di stare al mondo.

Per questo l’obbligo di assicurare un monopattino è molto più di una notizia di cronaca.

È uno specchio.

Ci costringe a guardare una domanda che preferiremmo evitare.

Siamo ancora capaci di educare al limite?

Perché una società diventa adulta non quando elimina ogni rischio. Questo è impossibile.

Diventa adulta quando insegna a riconoscerlo, a rispettarlo e a conviverci senza trasformare la prudenza in una parola fuori moda.

Forse il problema non è il monopattino.

Forse il problema siamo noi.

Noi che abbiamo imparato a correre molto prima di imparare a fermarci.


Articolo ispirato alla notizia pubblicata da Il Post il 16 luglio 2026 sull’entrata in vigore dell’obbligo di assicurazione per i monopattini elettrici. (Ministero Infrastrutture e Trasporti)