Ascolta Radio Amica ON LINE

Amica News

La Musica Intorno

Nazionale tra strappi e burocrazia: il “metodo Gentile” colpisce ancora?

Le dimissioni lampo di Paolo Maldini e Leonardo — rispettivamente Direttore Tecnico e Advisor della Federazione —, arrivate a pochissime settimane dall’inizio dell’incarico a causa delle forti divergenze sulla scelta del nuovo Commissario Tecnico dopo il “caso Pirlo”, riaprono una ferita profonda nel calcio italiano.

L’addio dopo appena 16 giorni di lavoro risuona come un déjà-vu amaro, evocando con forza la storica e mai del tutto chiarita vicenda di Claudio Gentile e confermando il rapporto strutturalmente conflittuale tra i grandi uomini di campo e gli ingranaggi della burocrazia FIGC.

Il corto circuito tra “uomini di campo” e burocrazia politica

Il precedente di Claudio Gentile resta emblematico: dopo aver condotto l’Under 21 alla vittoria dell’Europeo nel 2004 e al bronzo olimpico ad Atene, l’ex terzino della Juventus e campione del mondo ’82 fu estromesso improvvisamente dalla FIGC.

Gentile ha più volte denunciato di essersi scontrato con logiche di palazzo e pressioni esterne, riassumendo la dinamica con amarezza: «In FIGC devi fare il burattino o lasciare, come ha fatto Roberto Baggio».

Oggi l’analogia si ripropone quasi identica. Professionisti dalla credibilità internazionale come Maldini e Leonardo sono entrati nel sistema federale con l’intenzione di impostare un progetto tecnico autonomo e di ampio respiro. Ma non appena la visione del campo si scontra con i veti e i condizionamenti delle componenti politiche e istituzionali, il cortocircuito diventa inevitabile.

Autonomia tecnica contro compromessi istituzionali

Storicamente, Gentile pagò la scelta di non piegarsi ai giochi d’equilibrio né alle indicazioni d’opportunità sulle convocazioni, difendendo un approccio intransigente legato unicamente al merito e al risultato sportivo.

Allo stesso modo, di fronte allo stallo decisionale e al “veto” emerso sulla candidatura per la panchina azzurra, la coppia Maldini-Leonardo ha preferito rifiutare qualsiasi compromesso al ribasso. La scelta di dimettersi immediatamente anziché accettare un ruolo depotenziato o di mera facciata risponde alla stessa logica: l’impossibilità di incidere quando la politica sportiva soffoca l’area tecnica.

La rapidità e l’opacità dello strappo

Se nel 2006 la liquidazione di Gentile avvenne da un giorno all’altro senza chiare spiegazioni sul piano sportivo, il divorzio con il duo Maldini-Leonardo si è consumato nell’arco di soli 16 giorni, lasciando sconcerto e imbarazzo tra i vertici di Lega e le varie componenti federali. La velocità dello strappo evidenzia ancora una volta la cronica difficoltà dell’ambiente federale nell’assimilare e valorizzare figure dirigenziali forti, indipendenti e poco incline al bilanciamento delle correnti.

Di fronte a questo ennesimo strappo, la domanda sorge spontanea e drammatica per tutto il movimento: di questo passo torneremo mai ad avere una Nazionale competitiva, o ai prossimi Mondiali del 2030 saremo ancora una volta ridotti al ruolo di semplici spettatori?

Finché la visione tecnica continuerà a essere subalterna agli equilibri di palazzo e le personalità d’esperienza verranno messe al margine non appena cercano di fare sul serio, il rischio di restare fuori dal grande calcio internazionale continuerà a essere un’ipotesi purtroppo dolorosa e concreta.