Regionali 2027, tutti ai blocchi di partenza: Schifani resiste, De Luca corre e il centrosinistra cerca le primarie

La Sicilia si prepara alle Regionali del 2027. La data del voto resta tutta da capire, ma i candidati hanno già iniziato a scaldare i motori. E, come da tradizione, prima ancora delle urne si riempiono i tavoli delle trattative.
Il 2027 sarà l’anno delle elezioni nazionali e regionali. E in Sicilia la campagna elettorale sembra essere già cominciata, anche se ufficialmente nessuno vuole ammetterlo troppo. Cateno De Luca, invece, non si nasconde dietro il classico “è ancora presto”. Anzi. In un video social ha annunciato di aver appreso da qualificate fonti romane che si voterà l’11 aprile. Sarà davvero quella la data? Difficile dirlo. Molti parlamentari, sia a destra che a sinistra, non sembrano avere alcuna fretta di tornare davanti agli elettori. Del resto, quando si sta comodamente seduti in Parlamento, l’idea di una campagna elettorale anticipata può provocare effetti collaterali. De Luca, però, è già in modalità “sindaco di Sicilia”. Sta costruendo liste, contattando amministratori, consiglieri comunali e potenziali candidati. Perché una cosa è correre, un’altra è arrivare sopra il fatidico 5%, provincia per provincia. Il progetto dell’ex sindaco di Messina prende forma su più fronti. La lista “De Luca Sindaco di Sicilia – Sud chiama Nord” dovrebbe essere chiusa entro il 30 settembre e, secondo quanto annunciato, non ospiterà deputati uscenti. Per loro ci sarà spazio in “Liberi e Forti”, la cui composizione dovrebbe essere completata entro il 30 ottobre. E poi c’è il progetto del “Governo di liberazione”, pensato soprattutto per i giovani. Insomma, De Luca prepara liste come fumanti pizze da sfornare. Resta solo da capire quanti saranno gli invitati alla festa.
Schifani, il bis resta sul tavolo. Ma il tavolo traballa
Il presidente della Regione Renato Schifani non sembra intenzionato a lasciare facilmente Palazzo d’Orléans. Il bis resta l’ipotesi principale, ma attorno al suo nome iniziano a comparire più di qualche punto interrogativo. Forza Italia e gli alleati potrebbero infatti preferire un’alternativa. A riaprire il dossier è stato, proprio sotto Ferragosto, il presidente del Senato Ignazio La Russa, che ha sostanzialmente rimandato la palla agli azzurri: se Forza Italia vuole Schifani, si ragiona su Schifani; se vuole un altro nome, si valuteranno anche altri candidati. Tradotto dal politichese: la partita è aperta e nessuno vuole essere il primo a dire che il re è nudo.
Nel frattempo, a Roma circola anche un’altra suggestione: Schifani potrebbe essere indicato per un ruolo di vertice al Consiglio superiore della magistratura, fino all’ipotesi della vicepresidenza. La strada, naturalmente, sarebbe tutt’altro che semplice: servirebbero le dimissioni dagli incarichi attuali, l’elezione come componente laico da parte del Parlamento in seduta comune e, successivamente, la votazione del Plenum del CSM. Ma se l’operazione andasse in porto, la casella della presidenza della Regione si libererebbe. E a quel punto partirebbe ufficialmente il gioco preferito della politica italiana: il toto-nome. Con una possibilità tutt’altro che fantascientifica: un centrodestra disposto persino a sostenere Cateno De Luca.
L’UDC prepara la propria squadra
Anche l’UDC si muove. Il coordinatore regionale Decio Terrana ha annunciato la volontà di correre con il proprio simbolo, puntando su candidature costruite nei territori e non calate dall’alto. Il principio è semplice: niente posti regalati, servono persone capaci di metterci la faccia e conquistare voti. Una filosofia che, tradotta in siciliano, potrebbe suonare più o meno così: “prima portami i voti, poi ne parliamo”.
A sinistra il campo largo… cerca ancora il campo
Se a destra si discute sui nomi, nel centrosinistra il problema è leggermente più articolato: bisogna prima mettere d’accordo le varie anime. La segretaria nazionale del PD Elly Schlein prova a ricucire correnti, vecchie ruggini e nuovi equilibri. Il tutto mentre si avvicina la stagione delle liste. E qui entra in scena Ismaele La Vardera, che punta a essere il nome del campo largo. I sondaggi commissionati dal movimento Controcorrente lo vedrebbero in posizione molto favorevole, con il movimento indicato intorno al 20%. Numeri che, naturalmente, fanno gola. Anche perché la politica siciliana ha una particolare predilezione per i sondaggi: quando sono buoni vengono citati, quando sono cattivi diventano immediatamente “solo sondaggi”. La Vardera ha inoltre aderito a Progetto Civico di Alessandro Onorato e il suo nome è ormai stabilmente dentro il dibattito sulla candidatura alla presidenza. Intanto Antonio Ferrante, coordinatore regionale di Progetto Civico Italia, non gira attorno alla questione: primarie subito. La richiesta è chiara: secondo Ferrante, La Vardera sarebbe il candidato più adatto a vincere e dovrebbero essere i siciliani a decidere. L’idea è iniziare presto, comune dopo comune, territorio dopo territorio. Una specie di tournée elettorale. Solo che invece dei concerti si cercano preferenze e invece del merchandising si distribuiscono strette di mano.
Il vero problema? Le liste
Al di là dei nomi per la presidenza, la partita decisiva sarà quella delle liste. PD e Movimento 5 Stelle possono contare su una presenza consolidata, mentre Casa Riformista–Italia Viva dovrà fare i conti con una questione molto concreta: trovare candidati e, soprattutto, voti sufficienti per superare lo sbarramento del 5%. E qui la teoria lascia spazio alla matematica. Perché puoi avere il candidato più brillante del mondo, il programma più innovativo della storia e lo slogan più accattivante dell’universo. Ma se non trovi voti provincia per provincia, il risultato resta quello che in politica nessuno ama pronunciare: “abbiamo fatto un ottimo lavoro, ma…”. Tutti pronti, data permettendo Insomma, la campagna elettorale siciliana del 2027 è già partita. Mancano solo alcuni dettagli: la data ufficiale, gli schieramenti definitivi, i candidati, le liste e gli accordi.

Praticamente manca quasi tutto. Ma è proprio questo il bello della politica siciliana: le elezioni possono essere lontane, ma il toto-candidato non va mai in ferie. E mentre gli elettori aspettano di sapere quando saranno chiamati alle urne, i papabili hanno già iniziato ad affilare le armi. Perché in Sicilia, si sa, la campagna elettorale comincia molto prima delle elezioni. A volte persino prima che qualcuno abbia deciso quando farle.

