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Scuola, senso civico e patto con le famiglie: «Educare significa insegnare a rispettare le regole e la comunità»

Intervista all’Assessore Sergio Bonnì: dopo 40 anni nel mondo della scuola, una riflessione sul ruolo educativo delle istituzioni, il nodo della responsabilità genitoriale e le recenti polemiche.

PARTINICO – Negli ultimi giorni il dibattito sul ruolo educativo della scuola e sulla presunta “iperprotezione” genitoriale è tornato al centro dell’attenzione pubblica, complice la scelta del Dirigente Scolastico del “Cassarà” di Partinico, DS Ciravolo, di far pulire ai ragazzi il proprio banco prima dell’uscita da aula. Un gesto elementare che ha scatenato riflessioni ed endorsement, ma anche qualche inevitabile polemica.

Per fare il punto sul valore della collaborazione tra scuola e famiglia e sulla formazione civica dei più giovani, abbiamo intervistato l’Assessore Sergio Bonnì, forte di quarant’anni di esperienza sul campo nel mondo dell’insegnamento.

D: Assessore Bonnì, lei ha sostenuto apertamente la scelta del DS Ciravolo. Per quale motivo un gesto banale come pulire un banco ha fatto così tanto scalpore?

Sergio Bonnì: «Mi sorprende che un gesto così semplice possa diventare motivo di polemica. Bisogna chiarirlo subito: chiedere a uno studente di lasciare pulito il banco che ha utilizzato non è un’angheria né una questione di “pulizie straordinarie”, ma di responsabilità. Non si tratta di sostituirsi al personale scolastico, bensì di insegnare ai ragazzi a non sporcare e a prendersi cura dello spazio comune. Dietro quel banco pulito c’è un messaggio pedagogico fondamentale: gli spazi di tutti vanno rispettati. Il rispetto non si predica soltanto, si pratica nei piccoli gesti di ogni giorno.»

D: Lei parla spesso del ruolo della famiglia e segnala un problema di “iperprotezione”. Cosa sta succedendo nel rapporto tra genitori e figli?

Sergio Bonnì: «Dopo circa quarant’anni trascorsi nella scuola, da insegnante ne ho viste davvero di tutti i colori. Oggi assistiamo troppo spesso all’iperprotezione di alcuni genitori. Proteggere i figli da ogni minimo disagio, contestare ogni richiesta di responsabilità o intervenire al loro posto ogni volta che c’è da fare qualcosa che non gradiscono rischia di trasmettere un messaggio deleterio: che tutto sia dovuto e che qualcun altro debba sempre farsi carico dei loro doveri. Voler bene ai propri figli significa anche saper dire dei “no” e aiutarli ad accettare le regole della convivenza. Non aiutiamo i giovani eliminando ogni ostacolo dal nostro percorso, ma rendendoli capaci di cavarsela da soli.»

D: Il fenomeno del disinteresse o dell’arroganza non si ferma però all’interno delle mura scolastiche. Lo vediamo anche nelle nostre strade…

Sergio Bonnì: «Esattamente. Penso, ad esempio, ai ragazzi che sfrecciano sul corso con motorini, monopattini e biciclette invadendo i marciapiedi e mettendo a rischio l’incolumità dei passanti, o a quanti reagiscono con arroganza quando un adulto o un’autorità li richiama al rispetto delle norme. Sono atteggiamenti che meritano la massima attenzione e che chiamano in causa in primis le famiglie. I genitori devono vigilare sui comportamenti dei figli e spiegare loro che la libertà personale non coincide con l’inciviltà e che ricevere un rimprovero non giustifica affatto una reazione irrispettosa.»

D: Come si costruisce un’alleanza concreta tra scuola, insegnanti e famiglie per superare queste criticità?

Sergio Bonnì: «Serve un patto educativo solido e fondato sul rispetto reciproco. La scuola è un’istituzione che trasmette conoscenze e competenze, ma la sua missione primaria resta formare cittadini consapevoli e capaci di convivere. Tuttavia, la scuola non può e non deve essere lasciata sola in questo compito. Adulti, docenti e genitori devono sapersi integrare, intervenendo con equilibrio e autorevolezza, senza cedere al dialogo sterile ma nemmeno abdicando al proprio ruolo di guida. Non serve una contrapposizione continua per stabilire chi abbia ragione nelle polemiche; serve lavorare insieme per preparare i ragazzi ad affrontare la vita vera.»

D: In conclusione, qual è la lezione più importante che la scuola di oggi deve riuscire a trasmettere?

Sergio Bonnì: «Possiamo insegnare molte discipline e trasmettere nozioni eccellenti, ma senza educazione, rispetto ed etica civica la formazione resta drammaticamente incompleta. Educare non significa semplicemente preparare le nuove generazioni ad entrare nel mercato del lavoro o rendere loro tutto facile, ma aiutarle a diventare persone capaci di assumersi responsabilità e di contribuire attivamente al bene comune. Pensi a modelli virtuosi come quello dei giapponesi: durante eventi sportivi, concerti o manifestazioni bevono e mangiano di tutto, ma prima di andare via ripuliscono sempre tutto, grazie al profondo senso civico che è stato loro impartito fin da piccoli. Questa è la vera lezione che dobbiamo insegnare: un’attenzione quotidiana che nessun manuale scolastico, da solo, potrà mai sostituire.»