Capodanno, quando la festa diventa una trappola
A Crans-Montana la notte di Capodanno non ha segnato un inizio, ma una fine.
Un locale gremito, musica alta, corpi giovani stretti nel rito collettivo del brindisi. Poi il fuoco. Non come evento improvviso, ma come esito. Perché certi disastri non accadono: maturano.

La narrazione più comoda parla di incidente, di fatalità, di una scintilla sfuggita di mano. È la versione che consola, perché assolve. Ma la verità è più dura e meno spettacolare: quella notte il fuoco ha trovato condizioni perfette. Uscite insufficienti, materiali inadatti, controlli rimandati, capienze elastiche. Tutto ciò che non si vede finché non è troppo tardi.
Le responsabilità vere non stanno nella fiamma, ma prima della fiamma. Stanno nella catena di scelte che trasformano la sicurezza in costo e il divertimento in prodotto. Stanno nella cultura dell’eccezione: “solo per stasera”, “è Capodanno”, “non succede nulla”. Succede, invece. Succede quando la prevenzione è percepita come intralcio al profitto e la vigilanza come formalità aggirabile.

C’è anche una responsabilità psicologica, collettiva. Abbiamo normalizzato l’idea che la festa debba essere intensa, affollata, senza attrito; che l’esperienza conti più delle condizioni che la rendono possibile. Così il locale diventa una scena più che un luogo, e la sicurezza resta dietro le quinte. Invisibile. Fino a quando il fumo la rende evidente.
Le vittime sono ragazzi. Età leggere, futuro intero. Non numeri. Non “tragico bilancio”. Sono la misura di una sproporzione morale: quanto vale una vita rispetto a un incasso? In un capitalismo che promette felicità immediata e scarica i rischi, la risposta è spesso implicita. Si investe dove rende, si risparmia dove protegge.
Dopo, arrivano il cordoglio, le parole giuste, le promesse. Ma il punto non è il dopo. Il punto è prima. È decidere che la vita non è una variabile economica, che la sicurezza non è un optional, che la festa non può mai valere più delle persone che la abitano.

A Crans-Montana non è bruciato solo un locale. È bruciata l’illusione che il denaro possa comprare l’immunità. E finché continueremo a confondere il valore con il prezzo, il fuoco troverà sempre la sua strada.

Maria Cucchiara – Docente di filosofia e storia, scrittrice e collaboratrice di Radio Amica. Appassionata di cultura, attualità e impegno sociale, racconta la realtà con sensibilità e sguardo critico, unendo attenzione al territorio e apertura internazionale.
