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La “lista nera” dell’Iran fa tremare l’Occidente… o è solo propaganda? Dentro ci sono Trump, Netanyahu e perfino Giorgia Meloni

Donald Trump e Benjamin Netanyahu in cima. E poi una sfilza di leader occidentali, tra cui anche Giorgia Meloni. La presunta “lista nera” pubblicata da un quotidiano vicino agli ambienti iraniani sta facendo discutere mezzo mondo. Ma siamo davanti a una minaccia reale o all’ennesima guerra psicologica?

La domanda è una di quelle che dividono più di un derby. Da una parte c’è chi vede nella lista un messaggio inquietante del regime iraniano, una sorta di “catalogo della vendetta” dopo la morte della Guida Suprema Ali Khamenei. Dall’altra c’è chi liquida tutto come propaganda buona per fare rumore e alimentare tensioni internazionali.

Trump al primo posto. Ma davvero è sorpreso?

In cima all’elenco compare Donald Trump. Una scelta che, a ben vedere, non stupisce nessuno. Se davvero Teheran volesse indicare un responsabile politico della nuova fase dello scontro con l’Occidente, il presidente americano sarebbe il bersaglio simbolico più ovvio. La domanda semmai è un’altra: Trump può davvero sentirsi “impressionato” da questa lista? Parliamo dello stesso presidente che, durante il conflitto con l’Iran, ha già autorizzato operazioni militari contro i vertici del regime. Difficile immaginare che scopra oggi di non essere esattamente il politico più amato a Teheran. Insomma, se la lista voleva sorprenderlo… probabilmente è arrivata con qualche anno di ritardo.

E Giorgia Meloni cosa c’entra?

È forse questo il dettaglio che ha incuriosito maggiormente gli osservatori italiani. Tra Trump, Netanyahu e altri leader occidentali compare infatti anche Giorgia Meloni, inserita nel fotomontaggio pubblicato dal quotidiano iraniano Hamshari. Alcune ricostruzioni parlano persino di una rappresentazione della premier con la tuta arancione dei detenuti, mentre Palazzo Chigi avrebbe innalzato il livello di attenzione. Ma perché proprio lei? Secondo la narrativa iraniana, l’Italia farebbe parte del fronte occidentale ritenuto responsabile del sostegno politico agli Stati Uniti e a Israele. Una motivazione che, però, non convince tutti gli analisti.

Destra e sinistra leggono due film completamente diversi

Ed è qui che la vicenda diventa quasi… tutta italiana. Una parte della stampa vicina al centrodestra considera la pubblicazione molto seria: un messaggio intimidatorio da non sottovalutare, soprattutto nel clima internazionale sempre più teso. Sul fronte opposto, invece, c’è chi invita alla prudenza e ridimensiona l’intera vicenda, ricordando che si tratta della pubblicazione di un quotidiano e non di un documento ufficiale del governo iraniano. Per questi osservatori il rischio è trasformare un’operazione di propaganda in una notizia dal peso politico molto più grande di quello reale.

Minaccia vera o guerra psicologica?

È la domanda che resta sul tavolo. Le guerre moderne non si combattono soltanto con missili e droni. Si combattono anche con immagini, simboli, campagne mediatiche e messaggi studiati per influenzare governi, opinione pubblica e mercati. Una “lista nera” pubblicata nel momento di massima tensione internazionale può avere proprio questo obiettivo: far parlare di sé, creare allarme, costringere tutti a reagire. Che sia un piano del regime iraniano, un’operazione di propaganda o semplicemente un gesto simbolico destinato a fare il giro del mondo, una cosa è certa: il risultato è stato raggiunto. Perché oggi tutti stanno parlando di quella lista. Ed è esattamente ciò che, probabilmente, chi l’ha pubblicata sperava accadesse.