Lo sgombero del Leoncavallo: Milano perde un simbolo di libertà.
Milano si è svegliata oggi con il rumore dei blindati e il peso di una ferita che segnerà la sua storia recente. All’alba, le forze dell’ordine hanno fatto irruzione in via Watteau, mettendo fine con un blitz allo storico centro sociale Leoncavallo, spazio autogestito che per cinquant’anni ha rappresentato cultura, dissenso, musica e solidarietà.

Lo sgombero è arrivato in maniera improvvisa, mentre erano ancora in corso trattative per un possibile trasferimento. Una decisione che ha colto di sorpresa la città e che ha diviso immediatamente la politica: da una parte chi parla di una “vendetta politica” consumata contro un simbolo scomodo; dall’altra chi rivendica l’operazione come una riaffermazione della legalità e dello Stato di diritto.
Il sindaco, informato a fatti compiuti, ha espresso amarezza per una scelta che non ha lasciato spazio al dialogo. Intanto, in strada, decine di cittadini si sono raccolti per testimoniare la fine di un’esperienza che ha segnato intere generazioni.
Il Leoncavallo non era soltanto un luogo fisico. Era un laboratorio sociale e culturale, capace di dare voce a chi voce non aveva, di portare avanti battaglie sui diritti, sull’arte indipendente, sulla solidarietà. Era il palco dei concerti che hanno fatto storia, la casa delle radio libere, lo spazio di incontro per studenti, artisti, attivisti. Era un pezzo di Milano.
Oggi quello spazio è vuoto, e resta la domanda che molti si pongono: si è davvero voluto solo ristabilire la legalità, o si è voluto cancellare un simbolo? Nel dubbio, una certezza si impone: con lo sgombero del Leoncavallo, Milano non è più la stessa.

Maria Cucchiara – Docente di filosofia e storia, scrittrice e collaboratrice di Radio Amica. Appassionata di cultura, attualità e impegno sociale, racconta la realtà con sensibilità e sguardo critico, unendo attenzione al territorio e apertura internazionale.
