Palermo, l’addio a Paolo Taormina: dolore e silenzio contro la violenza
PALERMO – Un dolore inconsolabile ha attraversato la città durante le esequie di Paolo Taormina, il giovane di 21 anni ucciso domenica scorsa con un colpo di pistola alla nuca. A celebrare il rito funebre, l’arcivescovo di Palermo Corrado Lorefice, che ha pronunciato parole di struggente intensità davanti ai familiari, agli amici e alla comunità cittadina riunita per l’ultimo saluto.
“Siamo qui, chiamati da Paolo – ha detto Lorefice – chiamati dai figli di Rachele, da Abele, da tutti gli uccisi dalla violenza omicida. E non abbiamo parole. Perché di fronte al dolore abissale e inspiegabile, le parole non sono nulla.”
Nel corso dell’omelia, l’arcivescovo ha citato il libro di Giobbe, ricordando il rispetto che si deve al dolente: “A chi è sfinito è dovuta pietà dagli amici, anche se ha abbandonato il timore di Dio. E questo rispetto è fatto di prossimità e di silenzio. Nel silenzio proviamo a comprendere una goccia dello strazio di voi genitori, parenti, amici, della città tutta.”
Rivolgendosi ai familiari di Paolo – Giuseppe, Fabiola, Sofia e Mattia – Lorefice ha aggiunto: “Piango e con voi rivolgo al Signore la domanda terribile che urla nei vostri cuori: perché? Sono con voi per dirvi che Paolo non è scomparso, non è finito nel nulla, egli vive anche nel cuore di Cristo.”
Il presule ha poi condannato ogni forma di violenza: “Nessuna motivazione rende legittima l’uccisione di un uomo. Piangendo per Paolo, piangiamo per tutti i morti, uccisi dalle guerre, dalla mafia, dalla violenza, dal narcisismo delirante, dal culto della forza virile. La giustizia deve fare il proprio corso. Ma scacciamo dal nostro cuore la voglia di uccidere Caino.”
Infine, Lorefice ha rilanciato un appello condiviso con l’arcivescovo di Monreale, Gualtiero Isacchi: “Non si tratta solamente di presidiare i quartieri a rischio o i luoghi della movida, bensì di essere presenti tutti e insieme, a cominciare dalle istituzioni civili, militari, scolastiche, religiose, con una politica della cura dei più fragili. Fragili per mancata equa destinazione di lavoro, casa, pane, per accesso alla cultura, per opportunità occupazionali e di crescita umana e spirituale.”

Giornalista
