Partinico: intercettazioni e arresti, le indagini per lo sfruttamento del lavoro, dell’imprenditore partinicese

Un’inchiesta scioccante, condotta dalla Guardia di Finanaza della compagnia di Partinico, ha portato alla luce un sistema di sfruttamento lavorativo in undici negozi tra le province di Palermo e Trapani, gestiti direttamente o indirettamente dall’imprenditore Giovanni Caronna, 49 anni, originario di Partinico.

Quest’ultimo è stato arrestato con l’accusa di caporalato, mentre tre società a lui riconducibili sono finite sotto indagine.
Le prove chiave sono emerse da intercettazioni telefoniche e chat di gruppo tra dipendenti.

Alcuni stralci rivelano il clima di paura e rassegnazione:
– «Mi dà il pane tutti i giorni ed io non lo posso tradire, mi capisci…» – diceva una lavoratrice, esprimendo la dipendenza economica dal datore di lavoro.
– «Se tu fai questo non troverai più lavoro» – temeva un’altra, consapevole delle ripercussioni.
– «Parliamo, sarà un segreto, ti prego, ti prego» – incoraggiava una collega a denunciare.
I lavoratori erano formalmente assunti per 30 ore settimanali, ma lavoravano anche 12 ore al giorno.
Stipendi da fame: circa 450 euro al mese, senza ferie né riposi, nemmeno la domenica.
Videosorveglianza costante: per controllare e rimproverare i dipendenti in caso di pause o cali di rendimento.
Straordinari a 3 euro l’ora, tredicesime da 100 euro, e persino l’obbligo di pagarsi la divisa da lavoro.
16 donne (commesse, addette alle pulizie e alla sistemazione merce) e 2 uomini hanno avuto il coraggio di denunciare.
Molte erano spinte dal bisogno, temendo di perdere l’unica fonte di reddito.
Tra i provvedimenti giudiziari, arresti domiciliari per Caronna, sequestrati 100.000 euro ritenuti profitto illecito e una delle società è stata posta sotto amministrazione giudiziaria per un anno.

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