Scuola, si torna in forno

Campanella il 14 settembre, niente rinvii per il caldo. Ma in Sicilia le scuole climatizzate sono appena 201. Intanto libri e corredo possono costare quasi 1.500 euro per chi inizia le superiori. E tra cellulari vietati, nuove regole sulla condotta e vaccini, il nuovo anno scolastico arriva già con un bel carico di compiti.
La scuola non è ancora cominciata, ma lo stress da rientro è già operativo. Sono partite le corse in cartoleria, la caccia ai libri usati, le chat dei genitori che esplodono di messaggi e le liste della spesa lunghe come temi di maturità. Poi ci sono il caldo, i cellulari, le nuove regole sulla disciplina e, dopo il caso di difterite a Palermo, il ritorno delle vaccinazioni anche dentro le scuole. Insomma, il nuovo anno scolastico siciliano parte con parecchi compiti. E, sorpresa, non sono tutti degli studenti.
La data è fissata: 15 settembre 2026. Le lezioni termineranno il 9 giugno 2027. E nonostante le temperature ancora elevate, la Regione non sembra intenzionata a spostare l’appuntamento. L’assessore regionale all’Istruzione Mimmo Turano ha escluso un rinvio generalizzato. Il caldo, ammette, è un problema reale. Ma spostare l’inizio significherebbe soprattutto spostare il problema più avanti.Del resto, se l’ondata di caldo dovesse durare settimane, la domanda diventerebbe inevitabile: quanto dovrebbe durare il rinvio? La Regione ha prorogato fino al 30 settembre le misure contro lo stress termico per alcune categorie di lavoratori esposti al sole. Gli studenti, invece, al momento restano convocati. E qui arriva il vero problema: le scuole con aule-forno e i numeri non fanno ridere.
In Sicilia sono censite 3.183 sedi scolastiche. Le informazioni su condizionamento e ventilazione sono disponibili per 1.815 edifici e soltanto 201 risultano dotati di impianti di climatizzazione: poco più dell’11%. E attenzione: avere l’impianto non significa necessariamente avere l’aria condizionata in classe. In molti casi il fresco è riservato agli uffici. La fotografia diventa ancora più severa considerando i sistemi di ventilazione: secondo i sindacati, circa il 95% delle aule sarebbe privo di sistemi adeguati. Poi ci sono le certificazioni: sulla base dei dati richiamati dalle organizzazioni sindacali, quattro scuole su cinque non avrebbero una certificazione completa di agibilità, tre su quattro sarebbero prive della certificazione antincendio e 1.258 edifici non avrebbero nessuna delle quattro certificazioni basilari. Insomma, il problema non è soltanto decidere quando suona la campanella. È fare in modo che, quando suona, dentro non ci siano 25 ragazzi in modalità sauna.
La deputata del M5S Ida Carmina ha chiesto interventi urgenti, proponendo anche soluzioni temporanee sugli orari dove necessario. La vicepresidente della commissione Cultura dell’Ars Valentina Chinnici, invece, sollecita un tavolo tra Regione, Ufficio scolastico, enti locali e sindacati. Perché le aule troppo calde non sono nate quest’estate e difficilmente spariranno con le prime piogge. Turano ricorda che gli edifici scolastici sono di competenza di Comuni ed enti di area vasta e annuncia, insieme al presidente Renato Schifani, un’interlocuzione con il Gestore dei Servizi Energetici per un piano straordinario di ammodernamento. Ma servirà tempo. Quindi, almeno per settembre, resta in servizio il più antico sistema di climatizzazione della scuola italiana: la finestra aperta.
Ma prima della campanella arriva lo scontrino. Se il termometro preoccupa gli studenti, il portafoglio preoccupa i genitori. Secondo Federconsumatori, nel 2026 il corredo scolastico costa mediamente 673,60 euro per studente, con un aumento del 2,3% rispetto all’anno precedente. Poi arrivano i libri. La spesa media stimata per i testi obbligatori e i dizionari è di 545,66 euro. Ma nei passaggi più costosi il conto sale rapidamente. Per chi comincia la prima media, libri e due dizionari valgono circa 561,61 euro. Con il corredo si arriva a 1.235,21 euro. Per chi entra in prima superiore, libri e quattro dizionari possono costare mediamente 805,15 euro. Sommando il materiale scolastico, il totale arriva a 1.478,75 euro. E se servono computer, software o altri strumenti digitali, il conto può salire ancora. Con due figli alle prese con il cambio di ciclo, per una famiglia superare i 2.000 euro non è affatto difficile. A questo punto più che il ritorno a scuola sembra il ritorno dell’F24.
Gli aiuti per i libri. Qualcosa, però, c’è. Per la primaria resta il sistema delle cedole librarie gratuite. Per gli studenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado è previsto anche per il 2026/2027 il contributo regionale per la fornitura gratuita o semigratuita dei libri, destinato alle famiglie con Isee fino a 15 mila euro. La domanda va presentata alla scuola frequentata entro il 16 ottobre 2026. L’importo sarà stabilito successivamente dalla Regione. Per i lavoratori e i titolari delle imprese aderenti a Ebas Sicilia è inoltre previsto un rimborso del 70% delle spese per libri, vocabolari, codici ed ebook, fino a 300 euro per figlio. Non è la soluzione al caro-scuola, ma ormai 300 euro sono tutt’altro che spiccioli.

Smartphone: il telefonino resta fuori
Altra certezza del nuovo anno: lo smartphone resta vietato durante l’orario scolastico anche alle superiori. La stretta introdotta dal Ministero dell’Istruzione e del Merito è in vigore dall’anno scolastico 2025/2026 e lascia alle scuole il compito di stabilire modalità e sanzioni nei propri regolamenti. Sono previste eccezioni per specifiche necessità legate a studenti con PEI o PDP, motivate esigenze personali e alcune attività degli indirizzi tecnici di informatica e telecomunicazioni. Il divieto riguarda il telefono, non la tecnologia didattica: tablet, computer e lavagne elettroniche restano utilizzabili per studiare. Tradotto: puoi parlare di intelligenza artificiale, usare una lavagna digitale e lavorare su un tablet. Ma il telefonino deve stare zitto.
Nuove regole anche per comportamento e programmi
Il 2026/2027 segna inoltre l’avvio graduale delle nuove Indicazioni nazionali per il curricolo nella scuola dell’infanzia e nel primo ciclo. Partiranno dalle classi prime della primaria e della secondaria di primo grado, mentre le altre classi continueranno progressivamente con il percorso precedente. Cambiano anche le regole su comportamento e sanzioni disciplinari, con maggiore spazio ad attività di riflessione, cittadinanza attiva e lavori utili alla comunità scolastica. L’idea è semplice: chi sbaglia non deve necessariamente trasformare la sospensione in una mini-vacanza. Perché, diciamolo, la “punizione” che regala qualche giorno libero non è esattamente il capolavoro pedagogico del secolo.
Vaccini, la scuola torna in prima linea
Infine, la salute. La morte a Palermo di una bambina di quattro anni per difterite ha riacceso l’attenzione sulle vaccinazioni pediatriche. La Regione ha istituito una task force e ha parlato di un campanello d’allarme, pur chiarendo che non si è in presenza di un cluster epidemico. La novità riguarda direttamente le scuole. Nelle aree considerate più critiche potranno essere aperti punti vaccinali all’interno degli istituti, in collaborazione con Asp, medici, pediatri e personale scolastico. La Flc Cgil Sicilia ha dato disponibilità a collaborare, sottolineando come la vaccinazione a scuola possa facilitare l’accesso delle famiglie e aumentare l’adesione. Insomma, per molti genitori potrebbe tornare un’immagine che sembrava appartenere a un’altra epoca: il medico che arriva direttamente a scuola.
E il vero compito è fuori dal registro. Il 14/15 Settembre, dunque, si ricomincia. Con libri nuovi e usati. Con il cellulare spento. Con l’Isee da controllare. Con gli insegnanti alle prese con le classi. Con possibili campagne vaccinali negli istituti. E con il termometro ormai candidato a diventare un vero strumento didattico. Ma la questione centrale non è capire se sia meglio cominciare il 14, il 15, il 16 o qualche giorno dopo. Il punto è un altro. La scuola siciliana deve fare i conti con un mondo che è cambiato. È cambiato il clima, sono cambiate la tecnologia e le famiglie, è cambiato il costo della vita. Eppure una parte degli edifici scolastici continua a essere pensata per condizioni che non esistono più. Rinviare una campanella può servire, in emergenza. Ma non risolve il problema. Perché il vero compito della politica non è decidere quando aprire la porta della scuola. È fare in modo che, quando quella porta si apre, dentro ci sia una scuola pronta ad accogliere chi entra. Possibilmente senza trasformare la prima ora di matematica in una lezione pratica di sopravvivenza al caldo.

