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Stragusto va in pausa (forzata): Trapani perde il festival del 2026

Nessuna atmosfera degli antichi mercati popolari e niente sapori dal Mediterraneo sotto le storiche arcate del Mercato del Pesce. Nel 2026 “Stragusto” non si farà, e per Trapani è una notizia che lascia un retrogusto decisamente amaro. Dopo 17 edizioni consecutive, il festival che ha trasformato il cibo di strada in un viaggio tra culture, tradizioni e popoli si ferma. E no, il problema non sono i visitatori, gli espositori o i soldi. Il nodo è piazza Mercato del Pesce, casa storica della manifestazione, destinata a lavori di riqualificazione. Peccato che il cantiere, secondo quanto emerso, dovrebbe partire soltanto dopo l’estate. “Ma perché non spostarlo?” È la domanda più ovvia. La risposta dell’organizzatore Paolo Salerno è semplice: Stragusto non è una sagra itinerante. È nato proprio per riportare il cibo di strada nel suo habitat naturale, il mercato. Cambiare location significherebbe perdere parte della sua identità e affrontare costi molto più elevati per allestimenti e logistica. C’è poi un dettaglio non da poco: Stragusto non ha mai vissuto di finanziamenti pubblici. Negli anni è cresciuto grazie a sponsor, partner e operatori, pagando regolarmente anche il canone per l’occupazione del suolo pubblico. Un modello raro, che ha permesso al festival di diventare uno degli eventi gastronomici più apprezzati d’Italia, tanto da finire tra i migliori festival food d’Europa secondo la CNN.

Più che street food, un pezzo di Mediterraneo

Molto prima che lo “street food” diventasse una moda da hashtag, Stragusto raccontava il Mediterraneo attraverso il cibo. Non solo arancine e pane cunzato, ma anche pita greca, cous cous, specialità marocchine e sapori balcanici. Un luogo dove si mangiava, certo, ma soprattutto si scoprivano storie, tradizioni e culture. Secondo Salerno, una soluzione si poteva trovare ad esempio, cominciando gli interventi di riqualificazione dalla vicina via Carreca, lasciando libera piazza Mercato del Pesce per consentire lo svolgimento dell’edizione 2026 del festival, rinviando l’occupazione dell’area di poche settimane.. Una proposta che, racconta, non è stata accolta. Da qui la riflessione più amara: il problema non sarebbe solo organizzativo, ma di visione. Perché Stragusto non portava soltanto profumi irresistibili e file davanti agli stand. Portava migliaia di visitatori, faceva conoscere Trapani nel mondo e contribuiva a costruire l’immagine di una città aperta al Mediterraneo.

E così, dopo il crollo della vasca della Fontana di Venere, un altro simbolo del Mercato del Pesce si ferma. Questa volta non con un tonfo, ma con un silenzio che pesa parecchio. Perché, a volte, la notizia non è solo che manca un festival. È chiedersi cosa succede quando una città perde uno degli appuntamenti che meglio la raccontavano.