Truffano un’anziana e le strappano i fucili con le minacce, incastrati da un incidente stradale
SANTA VENERINA (CATANIA) – La truffa del “finto carabiniere” ai danni di un’anziana di 79 anni, sfociata in una vera e propria estorsione sotto la minaccia di arrestare il figlio, si è conclusa in poche ore con le manette a causa di un violento incidente stradale. I Carabinieri della Stazione di Santa Venerina hanno tratto in arresto in flagranza di reato due giovani catanesi, rispettivamente di 19 e 23 anni, entrambi già noti alle forze dell’ordine per precedenti di polizia. Per i due indagati, messi a disposizione dell’Autorità Giudiziaria, vige il principio della presunzione di innocenza fino a un’eventuale condanna definitiva.
Lo schianto e il sospetto nei rovi
L’operazione è scattata nella tarda mattinata, quando i militari dell’Arma sono intervenuti lungo la strada che conduce al casello autostradale di Giarre per i rilievi di un sinistro. Lo scooter su cui viaggiavano i due giovani provenienti dal centro storico aveva impattato violentemente contro un’utilitaria, sbalzandoli sulla sede stradale. Durante le prime fasi di identificazione, l’immotivata e palese agitazione dei feriti ha spinto i Carabinieri ad approfondire i controlli sul perimetro dello schianto. Ispezionando le sterpaglie e i rovi adiacenti alla carreggiata, dove alcuni testimoni avevano visto i ragazzi lanciare degli oggetti subito dopo l’impatto, i militari hanno rinvenuto tre fucili da caccia e, successivamente, una busta contenente diversi gioielli d’oro.
Il finto perito e la cassaforte svuotata
Attraverso le matricole delle armi da fuoco, gli investigatori sono risaliti al legittimo proprietario, un cinquantatreenne del posto. Una volta raggiunta l’abitazione dell’uomo per verificare la regolarità della custodia, i Carabinieri hanno trovato l’anziana madre, ancora in evidente stato di shock. La donna ha raccontato di aver ricevuto poco prima una telefonata da un sedicente militare che, esercitando una forte pressione psicologica, l’aveva convinta che il figlio fosse stato arrestato a Catania per una truffa ai danni di un gioielliere. L’interlocutore l’aveva avvisata che un perito l’avrebbe raggiunta a casa per sequestrare i beni. Il ventitreenne si era presentato alla porta prelevando non solo i risparmi e l’oro, ma pretendendo l’apertura della cassaforte per asportare i tre fucili, minacciando la donna che in caso contrario il figlio non sarebbe più tornato a casa.
I video della videosorveglianza e la restituzione
Il quadro probatorio è stato blindato grazie all’acquisizione delle immagini degli impianti di videosorveglianza della zona, che collocano perfettamente il ventitreenne all’interno dell’appartamento e il diciannovenne all’esterno con la funzione di palo in sella al ciclomotore. Nel borsello del più grande, i militari hanno recuperato anche 785 euro in contanti. Tutta la refurtiva, compresi i preziosi e le armi, è stata interamente riconsegnata alla vittima dopo il riconoscimento. I due arrestati, soccorsi dal personale del 118, sono stati trasferiti al pronto soccorso sotto scorta. L’Arma ha rinnovato l’appello a diffidare da simili richieste telefoniche, ricordando che nessuna istituzione chiede mai la consegna di denaro o beni.

Giornalista
