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Pedro e Giorgia giocano a braccio di ferro. E’ guerra dei passaporti tra Madrid e Roma

Un controllo in aeroporto può diventare una frontiera politica. Succede tra Spagna e Italia, dove il vecchio “cugino europeo” si è trasformato, almeno per qualche giorno, in un avversario da tenere d’occhio. La polizia spagnola ha avviato verifiche a campione sui viaggiatori in arrivo dall’Italia: una misura annunciata dal governo di Pedro Sánchez come risposta alle decisioni prese da Roma dopo la crisi migratoria di Ceuta. Tradotto dal linguaggio diplomatico: Madrid e Roma si sono scambiate un “benvenuto molto caloroso”. Altro che tapas e spaghetti: sul tavolo ci sono migranti, consenso elettorale e una buona dose di tensione politica. Le prime testimonianze dei passeggeri raccontano una scena quasi surreale: “Siamo scesi dall’aereo e, dopo neanche venti metri, ci hanno controllato in pista. Hanno verificato tutti, uno a uno”. Qualcuno ha commentato che “scendere con i documenti in mano è sembrato un salto indietro nel tempo”. Una frase che rende bene l’atmosfera: pochi minuti dopo l’atterraggio, il viaggio in Europa senza frontiere sembra improvvisamente un ricordo meno scontato. Bruxelles osserva con preoccupazione e lancia il suo richiamo: “La fiducia tra gli Stati è la risorsa più preziosa”. Un messaggio elegante, quasi da arbitro con il fischietto in mano, mentre i giocatori però, in campo, continuano a darsele di santa ragione.

La partita tra Pedro e Giorgia: un duello che conviene a entrambi

Lo scontro tra Sánchez e Meloni non nasce oggi. È l’ultimo capitolo di una rivalità che da tempo attraversa la politica europea. Due leader diversi, due visioni opposte, ma con un punto in comune: entrambi sanno che sull’immigrazione si vincono e si perdono consensi. La partita si gioca con un occhio alle urne e uno a Bruxelles. Il tema migratorio è infatti uno dei pochi capaci di infiammare rapidamente gli elettorati e trasformare una crisi internazionale in un’occasione da politica interna. I rapporti tra i due governi, del resto, non sono mai stati particolarmente calorosi. Le strette di mano ufficiali sono state poche e gli incontri istituzionali ancora meno. Meloni, da presidente del Consiglio, non ha mai fatto una visita ufficiale a Madrid, mentre Sánchez ha avuto un rapporto diplomatico con Roma più formale che personale. E poi c’è il capitolo Vox, che in Spagna pesa molto nella percezione della leader italiana. Meloni è stata protagonista di campagne elettorali al fianco di Santiago Abascal, lasciando un segno profondo nell’immaginario della sinistra spagnola. Quel famoso comizio con il grido “Sono Giorgia, sono una donna, sono una madre, sono cristiana” è diventato un simbolo, amato dai sostenitori e criticato dagli avversari.

Per Sánchez, al governo dal 2018, la sfida con Roma rappresenta anche un’occasione per rafforzare la propria leadership in una fase complicata. Il premier socialista spagnolo può mostrarsi come difensore di una linea progressista contro quello che considera l’avanzata delle destre europee. Ma la strategia ha anche un secondo obiettivo: rispondere alle accuse interne delle opposizioni, che da tempo contestano al governo una gestione troppo morbida dell’immigrazione. Il messaggio di Madrid è chiaro: la Spagna, secondo Sánchez, non sarebbe il Paese dell’emergenza incontrollata, mentre l’Italia, nonostante il governo di centrodestra e la linea dura annunciata da Meloni, continuerebbe ad affrontare numeri elevati di arrivi irregolari. Una partita politica con una curiosa contraddizione: Sánchez attacca Roma per difendere il proprio fronte progressista, ma allo stesso tempo alza i toni per non lasciare spazio alle destre.

Nemici davanti alle telecamere, alleati necessari nella realtà

Il paradosso è che Italia e Spagna, mentre si confrontano a distanza, hanno moltissimi interessi in comune. Sono due grandi Paesi del Mediterraneo, entrambi alle prese con le conseguenze delle crisi migratorie, entrambi interessati a una maggiore presenza europea nella gestione dei flussi, entrambi impegnati a difendere settori strategici come agricoltura e industria. Insomma: possono litigare in pubblico, ma difficilmente possono permettersi di ignorarsi. La politica spesso funziona così: davanti alle telecamere si alza la voce, dietro le quinte si cercano compromessi. Madrid e Roma oggi sembrano due pugili sul ring, ma fuori dal ring restano due vicini di casa che condividono lo stesso pianerottolo, il Mediterraneo. E il Mediterraneo, si sa, ha poca pazienza con chi passa troppo tempo a discutere: tra guerre, instabilità e migrazioni, i problemi non aspettano la prossima campagna elettorale.