Abbandonati dagli scafisti in acqua, salvati otto naufraghi a Lampedusa
LAMPEDUSA – Gettati in mare aperto dagli scafisti e lasciati alla deriva, costretti a lottare contro le onde per rimanere a galla prima dell’arrivo dei soccorsi. È l’ennesimo dramma della disperazione consumatosi nel Canale di Sicilia, dove otto migranti di nazionalità afghana, pakistana e bengalese sono stati salvati nella notte dall’equipaggio della nave ResQ People della ong Nadir.
La tragedia si è sfiorata a poche miglia dalle coste italiane. I volontari della ong hanno individuato i naufraghi mentre si trovavano già in acqua, privi di imbarcazione, nel disperato tentativo di non annegare. Una volta portati a bordo e messi in sicurezza, gli uomini hanno raccontato una versione drammatica: gli scafisti che gestivano la traversata li avrebbero deliberatamente buttati in mare circa venti minuti prima del sopraggiungere della nave umanitaria, abbandonandoli al loro destino.
Dopo il recupero, l’imbarcazione ha fatto rotta verso Lampedusa. Gli otto superstiti sono stati sbarcati al molo commerciale dell’isola per ricevere la prima assistenza. Fortunatamente, i controlli e i conteggi effettuati dalle autorità hanno escluso la presenza di dispersi in mare.
Le condizioni generali del gruppo sono stabili, ad eccezione di uno dei migranti: l’uomo, subito dopo l’approdo, è stato urgentemente trasferito al Poliambulatorio di Lampedusa a causa di una sospetta frattura a una gamba, probabilmente rimediata nelle concitate fasi in cui è stato scaraventato in acqua. Le autorità hanno avviato le indagini per ricostruire la rotta della traversata e tentare di identificare i trafficanti.

Giornalista
