Abbandonati in mare come rifiuti: Mediterranea salva dieci vite

Nelle prime ore dell’alba del 21 agosto, al largo delle coste libiche, un gommone militare ha scaricato in acqua dieci esseri umani, spingendoli come se fossero rifiuti e lasciandoli in balia delle onde. La mattanza notturna è durata oltre trenta minuti: i corpi sono stati spinti con calci e pugni, in acque agitate e buie. Poi il gommone è sparito, inghiottito dal silenzio del Mediterraneo.
Ma quella mattanza non è riuscita a spegnere le vite di chi era stato gettato alle onde. A salvarli è stata la nave Mediterranea, della piattaforma di soccorso civile Mediterranea Saving Humans.
A tratti un faro di speranza, il loro equipaggio ha recuperato uno a uno i naufraghi intrappolati tra il mare e la notte. Soccorsi, curati, adesso sono al sicuro a bordo, protetti da chi ancora crede che la salvezza sia un obbligo morale, oltre che un diritto.
Questo clamoroso salvataggio, avvenuto a circa 30 miglia dalle coste della Libia, non è una percezione distorta della realtà: è il frutto atroce del sistema della “run away boat”, così chiamato dagli stessi soccorritori. L’espressione identifica imbarcazioni veloci che scaricano i migranti in mare per poi fuggire, alle volte dopo aver rifiutato di soccorrerli o peggio dopo averli spinti giù.
Mediterranea denuncia con forza questa pratica criminale. “Non erano rifiuti”, raccontano, “erano esseri umani. Persone stanche, fragili, disperate”. E come sempre, lanciano un appello pressante alle autorità italiane: un porto sicuro a Genova, da assegnare immediatamente, per evitare che le dieci vite salvate diventino nuovamente vittime dell’indifferenza burocratica.
Dietro queste cifre, dietro questi numeri, ci sono volti, storie e destini che hanno rischiato di sfumare nell’oblio. È in momenti come questo che emerge la dimensione più profonda del soccorso: un gesto che riaccende civiltà.

Maria Cucchiara – Docente di filosofia e storia, scrittrice e collaboratrice di Radio Amica. Appassionata di cultura, attualità e impegno sociale, racconta la realtà con sensibilità e sguardo critico, unendo attenzione al territorio e apertura internazionale.
