Acqua, PD e M5S bloccano la norma del Governo regionale sui debiti ex EAS. Safina e Ciminnisi: “Atto irresponsabile, servono visione e legalità”
PALERMO – Il tentativo del Governo regionale di far ricadere sui Comuni ex EAS delle province di Trapani, Agrigento e Messina il debito maturato nei confronti di Siciliacque è stato fermato grazie all’azione congiunta dei deputati trapanesi Dario Safina (PD) e Cristina Ciminnisi (M5S), insieme ai rispettivi gruppi parlamentari. La norma, inserita nella discussione sulla Finanziaria, prevedeva che la Regione anticipasse a Siciliacque le somme dovute dai Comuni, recuperandole poi nell’arco di dieci anni tramite trattenute dirette dai trasferimenti regionali agli enti locali. Una misura che avrebbe aggravato ulteriormente la situazione finanziaria di amministrazioni già in difficoltà nella gestione della crisi idrica. A seguito delle contestazioni sollevate in Aula, l’Esecutivo ha ritirato il testo originario, riscrivendolo senza prevedere nuovi oneri per i Comuni.
Safina e Ciminnisi: “Una scorciatoia contabile senza basi giuridiche”
I due deputati hanno definito la proposta del Governo «una scelta politica sbagliata nel metodo e pericolosa negli effetti». «Dietro una soluzione presentata come tecnica – spiegano Safina e Ciminnisi – si nascondeva una scorciatoia contabile priva di una base giuridica solida, destinata a generare nuovi contenziosi e squilibri finanziari». Safina ha ricordato che i Comuni ex EAS non sono gestori del servizio idrico integrato, come stabilito da sentenze della Corte costituzionale e dei TAR: «Senza gestione, banche dati, contatori e letture non si può pretendere alcun recupero crediti. Inserire nei bilanci somme di dubbia esigibilità significherebbe paralizzare la spesa corrente e costringere gli enti a tagliare servizi essenziali».
Ciminnisi: “La Regione tenta di sottrarsi alle proprie responsabilità”
Ciminnisi ha sottolineato come la norma sarebbe arrivata «nel momento peggiore», proprio mentre l’ATI trapanese ha avviato il percorso per individuare il nuovo gestore del servizio idrico: «Per anni molti Comuni, pur non essendo formalmente gestori, hanno garantito interventi e manutenzioni senza ricevere alcun rimborso dalla Regione. Oggi che servirebbe accompagnare gli enti locali, si tenta invece di sottrarre loro risorse fondamentali».
“Evitato un danno ai cittadini: serve una strategia vera sull’acqua”
Safina e Ciminnisi rivendicano il risultato ottenuto: «Il nostro intervento ha impedito che l’ennesimo errore ricadesse sui cittadini, che avrebbero pagato due volte: con bollette improprie e con il taglio dei servizi». I due deputati chiedono ora una visione strutturale: «Non basta spostare i debiti da una colonna all’altra. Serve una strategia vera sul servizio idrico, che tenga insieme legalità, risanamento e investimenti. L’acqua è un diritto essenziale, non una partita di giro nei bilanci della Regione».

Giornalista
