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Addio a Salvo Vitale, la voce che non ha mai lasciato solo Peppino

𝑫𝒊 𝑴. 𝑪𝒖𝒄𝒄𝒉𝒊𝒂𝒓𝒂 ✍️

Se n’è andato in silenzio, così come aveva vissuto le sue giornate lontano dai riflettori, ma con il peso e l’onore di una storia che non appartiene solo a lui.

Salvo Vitale, professore di storia e filosofia, compagno di lotte e di sogni di Peppino Impastato, non è più tra noi.

Con lui scompare un frammento autentico di quella stagione in cui la parola non era un vezzo, ma un’arma, e la memoria non era un rituale, ma una scelta quotidiana.

Vitale era molto più di un insegnante: era la coscienza vigile di un’amicizia che diventò missione. Al fianco di Peppino, negli anni turbolenti della contestazione e della ribellione, scelse di alzare la voce contro i potenti, contro i boss, contro la mafia che a Cinisi aveva un nome e un volto ben preciso.

Con lui nacque Radio Aut, quell’esperimento di controinformazione che, attraverso l’ironia e la verità, seppe scalfire il muro dell’omertà e rendere vulnerabile l’arroganza mafiosa.Poi arrivò il 9 maggio 1978, e il corpo di Peppino, dilaniato lungo la ferrovia, rischiò di essere sepolto due volte: dalla violenza mafiosa e dal silenzio delle istituzioni.

Ma lì, tra la paura e la disperazione, c’era Salvo. Non si piegò, non tacque, non arretrò. Decise che la morte del suo amico non poteva essere la fine, e trasformò la sua vita in una lunga battaglia di memoria, verità e giustizia.

Da allora, Vitale ha portato Peppino nelle scuole, nei libri, nei giornali, nelle piazze. Ha parlato ai giovani come a interlocutori privilegiati, ricordando loro che pensare è un atto rivoluzionario, che la filosofia non è solo speculazione ma carne viva, e che la libertà si paga cara, ma non ha prezzo.

Ha scritto, ha raccontato, ha testimoniato. E ogni parola era una carezza all’amico perduto e un pugno al volto della mafia.

Oggi, con la sua scomparsa, resta un vuoto che non si colma facilmente. Perché Vitale non era soltanto il “custode” della memoria di Peppino: era il simbolo della fedeltà, di quella rara coerenza che attraversa i decenni senza piegarsi mai.

La sua vita dimostra che si può restare fedeli a un amico anche dopo la morte, che si può essere testimoni fino all’ultimo respiro.

E allora l’addio a Salvo Vitale non è soltanto il saluto a un professore, a un intellettuale, a un militante. È il saluto a un uomo che ha incarnato la verità di Peppino, che lo ha tenuto vivo ogni giorno, che ci ha insegnato che la memoria non è una lapide, ma un fuoco da passare di mano in mano.

Oggi, nel silenzio che accompagna la sua partenza, resta una certezza: se Peppino non è mai morto davvero, è perché Salvo ha continuato a parlare per lui. E quel fuoco, ora, è nelle nostre mani.