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Aosta: assolto dopo quasi mille giorni di reclusione

di Salvatore Giordano

Marco Sorbara, ex assessore del Comune di Aosta ed ex consigliere regionale, fu arrestato nel 2019 con l’accusa di concorso esterno. Dopo 909 giorni, è stato assolto perché il fatto non sussiste. Marco Sorbara ha passato 909 giorni in custodia cautelare, da innocente. Giorni “terribili”, ha dichiarato dopo l’assoluzione l’ ex assessore comunale di Aosta e consigliere regionale, appesantiti dal sospetto che la sua carriera politica fosse il frutto di un patto scellerato con la ‘ndrangheta, arrivata fino in Valle d’Aosta per avvelenare ogni cosa. Sorbara, 57 anni, a fine luglio è stato assolto dalla Corte d’Appello di Torino perché il fatto non sussiste, dopo una precedente condanna a 10 anni con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa e soprattutto dopo mesi di calvario, aggravati dal voltafaccia dei suoi colleghi, che, subito dopo l’arresto, lo hanno massacrato. In carcere ha trascorso 214 giorni, dei quali 45 in isolamento, per poi vedersi concedere i domiciliari, prima di essere assolto. “Un periodo drammatico”, dice oggi suo fratello Sandro, che da avvocato lo ha difeso in aula producendo una marea di documenti e come familiare ha vissuto il dramma di una famiglia travolta dagli eventi. “ Per mia mamma sono state necessarie cure psicologiche continue per riuscire a reggere questa gravissima ingiustizia, che ha colpito come un fulmine una famiglia nata e cresciuta con sacrifici e onestamente. Ora, mio fratello è stato completamente assolto, ma il devastante dramma di un gravissimo errore giudiziario nessuno potrà cancellarlo. Una vita distrutta psicologicamente ed economicamente per il nulla più totale”. Sorbara viene portato via dalla sua casa il 23 gennaio 2019, assieme ad una decina di persone, tutte coinvolte nell’operazione “Geenna” , la valle maledetta simbolo dell’inferno. Quando i Carabinieri bussano alla sua porta il primo pensiero è terribile: “Ho pensato a un incidente di mio fratello”, confida dopo l’assoluzione al Corsera . Invece, cercano proprio lui, accusandolo di essere sceso a patti con i clan. La D.D.A. di Torino è sicura di aver snidato gli ‘ndranghetisti della Valle d’Aosta, collegati alle famiglie più pericolose della Calabria e in questo contesto – confermato dalle sentenze, secondo le quali ad Aosta era operativa una locale capace di esercitare un forte controllo sull’elettorato calabrese – Sorbara sarebbe stato uno degli uomini politici, che dell’appoggio dei clan avrebbe usufruito “per tornaconto personale”, risultando il primo per preferenze e restituendo il favore strizzando l’occhio ai malavitosi. Secondo la D.D.A., infatti, avrebbe confidato informazioni riservate, accettando “consigli” sul suo operato, dai componenti della “locale” cittadina, in particolare dal ristoratore Antonio Raso. Un’accusa devastante per lui, che, all’improvviso, vede il suo mondo crollare: in carcere, sospeso dall’ordine dei commercialisti e rifiutato dalle banche, così come anche sua madre. Eletto nel 2010 in consiglio comunale ad Aosta nella lista dell’Union Valdôtaine, viene confermato alle elezioni del 2015, ricoprendo il ruolo di assessore alle politiche sociali fino al maggio 2018, quando entra in consiglio regionale sempre nella lista dell’U.V. In carcere, Sorbara piomba nella disperazione e pensa anche al suicidio e intreccia anche il lenzuolo, convinto di affidare a quello il dolore e farla finita una volta spente le luci, ma resiste, convinto della sua innocenza. In carcere, perde molti chili, scrive tantissimo, legge 105 libri, attende di tornare a casa e che la verità venga fuori. Ci spera, quando a luglio la D.D.A. di Torino dà parere favorevole agli arresti domiciliari, dal momento che “le esigenze cautelari sono affievolite e possono essere adeguatamente fronteggiate con una misura meno grave”, ma il G.I.P. non ci sta, decidendo che non c’è altra misura adeguata e diversa dal carcere. Dopo essersi sentito dire cinque volte “no”, però, Sorbara riesce a tornare a casa , ad agosto 2019. Intanto, però, sono passati sette mesi e un giorno quando il Tribunale del Riesame accoglie la richiesta dei suoi avvocati.​