Appalti e corruzione, nuovi sviluppi nell’inchiesta agrigentina: ai domiciliari Sebastiano Alesci
AGRIGENTO – Prosegue l’inchiesta sugli appalti pubblici nella provincia agrigentina che ha già portato all’applicazione di misure cautelari nei confronti della famiglia di imprenditori Caramazza di Favara, indagata per corruzione e altri reati. Nella giornata di oggi è stata disposta, su richiesta della Procura, la misura cautelare degli arresti domiciliari per Sebastiano Alesci. La misura, più lieve rispetto a quella inizialmente proposta, è stata ritenuta comunque adeguata dal Giudice per le indagini preliminari.
La Procura di Agrigento evidenzia come l’indagine – coordinata dalla Squadra Mobile e avviata circa un anno fa – sia ancora in corso e particolarmente articolata. A tal proposito, l’ufficio inquirente interviene per chiarire alcuni punti, anche in risposta a recenti dichiarazioni pubbliche non pienamente aderenti alla realtà dei fatti.
«Indagini di tale complessità – si legge in una nota – non possono essere costrette nei tempi strettamente previsti dalla recente riforma del codice di procedura penale sulle intercettazioni. Tali strumenti restano essenziali per accertare reati a concorso necessario, come quelli oggetto di questa inchiesta, in cui è impensabile che corrotto o corruttore si autodenuncino o vengano segnalati da terzi, data la natura illecita e riservata degli accordi».
La Procura lamenta, inoltre, che l’attività di contrasto alla corruzione sia oggi aggravata dall’abolizione del reato di abuso d’ufficio, che in passato costituiva un “reato-spia” utile per avviare indagini più approfondite. In un contesto normativo che rischia di favorire una sostanziale impunità per questo tipo di reati, l’autorità giudiziaria ribadisce il proprio dovere costituzionale di perseguire illeciti nel rispetto del principio di uguaglianza.
Sullo sfondo dell’inchiesta, l’immagine di una macchina amministrativa compromessa. «Il quadro che emerge – sottolinea l’Ufficio – è tale da ritenere gravemente compromesso l’interesse della popolazione agrigentina a una gestione serena ed efficiente della cosa pubblica».
Il timore che l’azione giudiziaria possa rallentare l’esecuzione di opere pubbliche essenziali viene respinto con forza: «Il rifacimento della rete idrica di Agrigento era stato finanziato per intero già nel 2015. Oggi, a distanza di dieci anni, siamo solo al primo stralcio, non certo per colpa delle indagini». I lavori, consegnati nel 2023, risultano oggi eseguiti da una sola impresa rappresentante appena il 12% dell’ATI aggiudicataria, con pochi operai e un escavatore in azione.
Anche il caso del CCR di Ravanusa viene indicato come esempio di ritardi strutturali antecedenti l’indagine: il progetto risale al 2013, è stato bandito con procedura d’urgenza nel 2022, ma con appena 22 giorni – 18 lavorativi – per la presentazione delle offerte.
Altri appalti non ancora pubblicati sarebbero già finiti nel mirino degli indagati. Secondo la Procura, al centro del presunto sistema corruttivo vi sarebbero «figure politiche, tecniche e amministrative già note», e ogni istituzione competente è stata attivata per scongiurare ulteriori danni, ritardi o la perdita di fondi pubblici.
In conclusione, l’Autorità giudiziaria lancia un appello a chi sa e finora ha taciuto: «L’onerosa e discreta attività investigativa è solo agli inizi. Ci auguriamo la collaborazione di imprenditori, politici, amministratori e professionisti. Agrigento è Capitale italiana della Cultura: dentro questo riconoscimento deve rientrare anche il senso civico».

Giornalista
