ARS, tensione in I Commissione. Riforma della dirigenza regionale, scoppia la bagarre: Intravaia vota contro, Forza Italia si spacca e l’opposizione lascia i lavori
Palermo – Bagarre in I Commissione all’ARS durante l’esame del DDL sulla riforma della dirigenza regionale, una delle norme più discusse delle ultime settimane. Il ritiro degli emendamenti proposti dal Governo — che avrebbero dovuto chiarire alcuni aspetti del testo — ha provocato una spaccatura interna a Forza Italia: il deputato regionale Marco Intravaia ha votato contro, mentre l’opposizione ha deciso di abbandonare i lavori. La seduta si è svolta alla presenza dell’assessore alla Funzione pubblica Elisa Ingala, del segretario generale della Regione Ignazio Tozzo e della dirigente generale Salvatrice Rizzo, che hanno espresso perplessità sugli emendamenti predisposti dall’Ufficio di Gabinetto del Presidente della Regione.
DDL invariato, restano le criticità
La mattinata in Commissione Affari Istituzionali si è conclusa senza alcuna modifica al testo governativo, che rimane identico alla versione originaria e conserva tutte le criticità già evidenziate nei giorni scorsi.
Secondo quanto emerso, la norma — in attesa di applicazione definitiva — prevede la creazione di un elenco bloccato di 33 direttori generali, che nei fatti assumerebbero una carica a vita. La disposizione consente il passaggio in prima fascia anche ai dirigenti di terza fascia, in deroga alla normativa nazionale che richiede cinque anni di servizio in seconda fascia per accedere alla prima.
Un meccanismo che saturerebbe tutti i posti disponibili in pianta organica, impedendo l’ingresso: di dirigenti esterni, dei dirigenti regionali di seconda fascia, di professionalità che attendono una progressione basata sul merito.
“Norma pensata per pochi eletti”
Il deputato Marco Intravaia, che ha votato contro il DDL, ha espresso una posizione netta: «È una norma pensata per pochi eletti e per salvaguardare una casta, mentre la Sicilia ha bisogno che siano applicati principi meritocratici subito e senza giri di parole». Una critica che riflette il malcontento crescente attorno a una riforma percepita come non inclusiva, poco trasparente e potenzialmente dannosa per la funzionalità della macchina amministrativa regionale.

Giornalista
