Bambini dietro lo schermo: il Brasile insegna, e noi?
Non è soltanto una legge, è uno schiaffo culturale. In Brasile hanno trovato il coraggio di dire basta: basta bambini trasformati in piccoli adulti, basta infanzie bruciate davanti a un telefono. Una nuova normativa, appena approvata, regola la presenza dei minori sulle piattaforme social e ci costringe a una domanda scomoda: quanto siamo davvero disposti a difendere i nostri figli dall’ombra dell’adultizzazione precoce?
Il termine è tecnico, ma la realtà è sotto gli occhi di tutti. Bambini che recitano come attori consumati, che cercano like invece di biglie, che diventano “baby influencer” esibiti come trofei familiari. Foto studiate, sorrisi tirati, pose che imitano il mondo adulto: un provino infinito per un pubblico invisibile.
E intanto, mentre i più piccoli rincorrono approvazione virtuale, gli algoritmi spalancano porte proibite: pornografia a un click di distanza, violenza mascherata da intrattenimento, pubblicità occulte, scommesse travestite da passatempi innocenti.

Il Brasile ha scelto la linea dura: profili social gestiti solo dai genitori, filtri per contenuti dannosi, stop a pubblicità di alcolici e giochi d’azzardo, multe milionarie alle piattaforme che non rispettano le regole. Ma soprattutto, ha scelto di restituire all’infanzia il tempo dell’infanzia. Niente più performance obbligate davanti a una telecamera, niente più like come misura del proprio valore.
È un invito potente: lasciate che i bambini giochino, cadano, si annoino, imparino il mondo senza riflettori.
E noi, in Italia? Qui restiamo fermi ai dibattiti. Parliamo di sharenting, discutiamo dei guadagni dei baby influencer, ipotizziamo conti correnti vincolati per i minori. Tutto importante, certo. Ma ancora lontanissimo dal quadro organico che oggi il Brasile ci mostra con coraggio.
La domanda resta aperta, ed è urgente: abbiamo la forza di dire che i bambini non sono miniature di adulti, ma fragili esseri umani che hanno diritto a crescere senza la pressione del mercato e la violenza delle immagini?
Quella brasiliana non è solo una legge. È un monito, una sveglia che suona per il mondo intero: crescere non è correre, crescere è imparare a piccoli passi. Proteggere i bambini nel digitale significa proteggere il futuro.

Maria Cucchiara – Docente di filosofia e storia, scrittrice e collaboratrice di Radio Amica. Appassionata di cultura, attualità e impegno sociale, racconta la realtà con sensibilità e sguardo critico, unendo attenzione al territorio e apertura internazionale.
