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Barcellona Pozzo di Gotto, contenuti offensivi e molestie online: arrestato un 44enne. Disposti i domiciliari con braccialetto elettronico

Barcellona Pozzo di Gotto (ME) – La Polizia di Stato ha eseguito una misura cautelare nei confronti di un uomo del 1980, originario di Barcellona Pozzo di Gotto, nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica e condotta dagli investigatori del locale Commissariato di Pubblica Sicurezza. L’attività è scaturita dalla querela presentata da un Deputato della Repubblica, avvocato del foro barcellonese, che aveva denunciato condotte ritenute gravemente lesive della propria sfera personale e professionale.

Le indagini, dirette dal Procuratore Capo Giuseppe Verzera e dal Sostituto Procuratore Michele Scaglione, hanno portato il G.I.P. Giuseppe Caristia a emettere il provvedimento cautelare. Secondo l’ipotesi investigativa, l’indagato avrebbe utilizzato in modo sistematico piattaforme social, dirette streaming, video e strumenti telematici per diffondere contenuti offensivi e denigratori nei confronti di più soggetti. Gli accertamenti avrebbero inoltre evidenziato che, nonostante precedenti interventi di oscuramento dei profili, le condotte sarebbero proseguite.

La misura è stata eseguita a Olbia, dove l’uomo si trovava al momento dell’intervento. Gli agenti hanno applicato gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico ed effettuato perquisizioni che hanno portato al sequestro di computer, dispositivi elettronici e supporti digitali, rinvenuti tra Olbia e Barcellona Pozzo di Gotto. Il materiale sarà sottoposto ad accertamenti tecnici e forensi. Il provvedimento prevede inoltre il divieto di utilizzare social network, il divieto di impiegare strumenti di comunicazione telematica e limitazioni ai contatti con persone diverse da familiari e difensore, misure finalizzate a impedire la reiterazione delle condotte contestate.

L’operazione rappresenta l’esito di un’attività investigativa complessa, basata su analisi documentali, verifiche informatiche e monitoraggio dei contenuti diffusi online. Si ricorda che, in questa fase, l’indagato deve essere considerato innocente fino a sentenza definitiva, come previsto dal principio di presunzione di innocenza.