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Borgetto, beni confiscati affidati senza gara: revocata la concessione alla Dusty, ma spuntano precedenti “opachi”

Il Comune di Borgetto ha annullato in autotutela la concessione di due beni confiscati alla mafia affidati nel 2022 alla società Dusty s.r.l., gestore del servizio rifiuti. La revoca, formalizzata il 14 novembre 2025 con una corposa determinazione del Segretario Comunale , ricostruisce un quadro amministrativo pesantemente viziato: nessuna gara pubblica, canone mai riscosso, destinazione illegittima e procedura condotta con atti non idonei. Un provvedimento che, pur riguardando un caso specifico, riapre anche il dibattito su altri affidamenti passati di beni confiscati nel territorio, dove più di una circostanza – come nel noto caso di un immobile affidato anni fa a una realtà mediatica locale – non è mai apparsa perfettamente limpida.

LA RICOSTRUZIONE: così la giunta Garofalo nel 2022 assegnò i beni alla Dusty

Con delibera di Giunta n. 11 del 27 gennaio 2022, il Comune concesse per sette anni due beni confiscati:
• un’area in contrada Monaci – via Benvenuto Cellini;
• un terreno in contrada Annunziata.
La concessione era stata autorizzata “per finalità di lucro”, sulla base del regolamento comunale, e avrebbe dovuto prevedere un canone mensile di 1.830 euro. Ma già l’atto di concessione del 4 febbraio 2022 presentava una falla enorme: il canone non era stato neppure inserito tra gli obblighi del concessionario. Un’omissione che ha poi consentito alla società di non pagare nulla per quattro anni, sostituendo il pagamento con “servizi aggiuntivi” mai riconducibili alla categoria dei servizi sociali imposta dalla legge.

La revoca del 2025: “Beni assegnati illegittimamente e senza introiti”

La determina del Segretario – atto tecnico, vincolato alla legalità – non lascia spazio a interpretazioni. L’art. 48 del Codice Antimafia richiede espressamente la pubblicazione di un avviso pubblico per l’assegnazione dei beni confiscati.
Il Comune di Borgetto, invece, aveva proceduto su semplice richiesta della società interessata, con assegnazione diretta da parte della Giunta. Una violazione che incide sui principi di trasparenza, parità di trattamento, massimizzazione del beneficio per la collettività. Secondo la determina, una procedura competitiva avrebbe potuto ottenere canoni più alti e garantire correttezza amministrativa. La verifica contabile ha confermato che Dusty non ha mai versato un solo euro per il periodo 2022–2025. Il canone è stato “compensato” con servizi aggiuntivi resi nell’ambito del servizio rifiuti. Ma – come puntualizza la determina – il servizio di igiene urbana non è un servizio sociale e quindi non può sostituire il pagamento previsto dalla normativa. Oltretutto la concessione non poteva essere adottata dalla Giunta: secondo il regolamento, la Giunta deve soltanto impartire indirizzi, mentre l’assegnazione compete al Segretario, a seguito di bando pubblico.
Il provvedimento del 2022 era quindi viziato sia nella forma che nella sostanza.
La mancata riscossione del canone ha violato l’art. 14 del regolamento comunale, che impone di accantonare le somme in un capitolo destinato a finalità sociali.

Il provvedimento finale: revoca, sgombero e richiesta di arretrati

La determina ordina, del 14 novembre 2025, la revoca della concessione, lo sgombero entro 30 giorni, il pagamento dei canoni arretrati dal 4 febbraio 2022 fino al rilascio effettivo degli immobili, la trasmissione dell’atto alla Prefettura e all’Agenzia dei Beni Confiscati, a conferma della delicatezza del caso e la creazione di un capitolo vincolato per le somme recuperate. Un atto durissimo, che fotografa un sistema gestionale privo dei controlli necessari.

Il precedente che pesa: tanti altri beni con molte zone d’ombra

La vicenda Dusty non è un episodio isolato. Nel recente passato, un altro bene confiscato aveva già mostrato anomalie difficilmente ignorabili: documentazione non sempre lineare, tempistiche controverse, modalità di assegnazione atipiche e un utilizzo dell’immobile che, a detta di molti, non corrispondeva pienamente agli obiettivi dichiarati.
Pur non essendo oggetto della revoca del 2025, quel caso è tornato alla ribalta nelle analisi interne, mostrando come la gestione dei beni confiscati nel Comune non sia stata, negli anni, un modello di trasparenza.

Una gestione da ricostruire: il Comune ora tenta di riallinearsi alla legge

L’intervento del Segretario appare come un tentativo di ricondurre l’amministrazione alla piena legalità, dopo anni in cui l’utilizzo dei beni confiscati potrebbe essere stato gestito con leggerezza o interpretazioni personalistiche.
La legge 109/1996 e il Codice Antimafia parlano chiaro: finalità sociali, procedure trasparenti, nessun vantaggio indebito a soggetti commerciali, reimpiego dei proventi in favore della comunità.
Per troppo tempo, a Borgetto, questi principi sono rimasti sullo sfondo.
La revoca del 2025 potrebbe essere l’inizio di una nuova fase – o, più realisticamente, l’ammissione tardiva di un sistema amministrativo che ha permesso gravi irregolarità nella gestione di beni simbolicamente e giuridicamente cruciali.