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Borgetto e la processione… del carrello della spesa

Ci sono misteri che nemmeno gli archeologi riuscirebbero a spiegare. Poi c’è quello che mi è capitato di vedere qualche giorno fa a Borgetto, davanti a un piccolo supermercato del paese.

E vi assicuro che, se non fossi stata presente, avrei pensato che qualcuno me l’avesse raccontata per farmi ridere.

Esco dal negozio con il mio sacchetto di biscotti e vedo un carrello della spesa completamente fermo in mezzo al parcheggio. Dentro c’era di tutto: pasta, latte, detersivi, pomodori, carta igienica, persino una confezione di croccantini per cani.

Il proprietario?

Scomparso.

Passano cinque minuti.

Dieci.

Quindici.

Il carrello continua a stare lì, immobile, come un monumento nazionale.

Nel frattempo succede una cosa straordinaria.

Ogni persona che arriva si ferma davanti al carrello.

Lo guarda.

Lo osserva.

Gli gira intorno.

Come se fosse comparso dal nulla.

Un signore si avvicina alla moglie e, abbassando la voce, dice:

«Secondo me qualcuno si è sentito male.»

Lei scuote la testa.

«Macché… sarà andato a prendere il pane.»

Arriva un’altra signora.

«No, no… io questa spesa la conosco. Secondo me è di mia cugina.»

Due minuti dopo diventa:

«Forse no… però la carta igienica è la stessa che compra mia cognata.»

Nel frattempo nessuno osa spostare quel carrello.

Ormai non è più un carrello.

È diventato un caso di interesse pubblico.

Una signora addirittura apre il baule della macchina, si appoggia e continua a guardarlo come se da un momento all’altro dovesse uscire il presentatore di una trasmissione televisiva.

Io, naturalmente, rimango lì.

Quando c’è un mistero, Vera Malizia sente il dovere civico di approfondire.

Passano altri cinque minuti.

La folla aumenta.

Qualcuno ipotizza un furto.

Qualcun altro una dimenticanza.

Un signore, con la sicurezza di chi nella vita ha sempre una teoria pronta, sentenzia:

«Questo è un esperimento sociale.»

A quel punto mancava solo la Protezione Civile.

Finalmente, dopo quasi venti minuti di discussioni, compare una signora tutta trafelata.

Esce dal negozio accanto con una busta in mano.

Guarda il carrello.

Si mette una mano sulla fronte.

«Madonna mia… me l’ero completamente dimenticato!»

Silenzio.

La piazza si svuota in meno di dieci secondi.

Le persone risalgono in macchina facendo finta che non fosse successo nulla.

Quello che, fino a un attimo prima, sembrava il mistero dell’estate, improvvisamente torna a essere… un semplice carrello.

Eppure, mentre riprendevo la strada di casa, ho pensato che noi paesani abbiamo un talento straordinario.

Davanti a un carrello abbandonato riusciamo a costruire una storia, immaginare un colpevole, formulare dieci ipotesi, convocare una commissione d’inchiesta e arrivare persino a conoscere il contenuto della spesa senza aver comprato nemmeno una mela.

Perché nei nostri paesi funziona così.

La fantasia corre più veloce delle automobili.

E basta un carrello lasciato da solo per trasformare un parcheggio… nel salotto del paese.

Vera Malizia, naturalmente, ha assistito a tutto.

E, mentre tornava a casa, ha sorriso pensando che certi spettacoli non li trovi nemmeno in televisione.

Li trovi soltanto tra la gente.

E, credetemi, a Borgetto la regia è sempre impeccabile. 😄