Borgetto, scontro sulla villa di Telejato: l’ex assessore Barbaro a Maniaci: “Mi offende e mi nega il diritto di replica”

Sale la tensione a Borgetto attorno alla gestione della “Villa della Legalità”, il bene confiscato di Contrada Sant’Annunziata che ospita l’emittente Telejato. Al centro della bufera un duro botta e risposta tra l’ex assessore e consigliere comunale Giuseppe Barbaro e il giornalista Pino Maniaci, tra accuse di diffamazione, smentite storiche e richieste di intervento alle istituzioni.
Tutto nasce da un’inchiesta del giornalista Daniele Viola, che nelle scorse settimane ha riacceso i riflettori sulla gestione del bene confiscato al partinicese Gaetano Lunetto, smentendo la notizia – diffusa in passato da Maniaci attraverso Striscia la Notizia – secondo cui il piccolo Giuseppe Di Matteo sarebbe stato prigioniero in quella struttura. Una smentita che ha spinto Barbaro a intervenire pubblicamente: “Domenica 25 gennaio ho scritto un post per difendere il buon nome di Borgetto, dopo aver atteso invano che l’amministrazione prendesse le distanze da ricostruzioni rivelatesi infondate”, spiega l’ex assessore.
La replica di Telejato è arrivata nel telegiornale del 26 gennaio, con un servizio che Barbaro definisce “pesantissimo” e lesivo della sua reputazione, in cui è stato etichettato come “assessore sciolto per mafia”. Un attacco che ha spinto l’ex amministratore a cercare un confronto diretto: Barbaro si è recato presso la Villa della Legalità per chiedere il diritto di replica, ma l’accesso gli è stato negato.
”Ho citofonato a Maniaci chiedendo di entrare per replicare, ma mi è stato impedito”, denuncia Barbaro. “È paradossale: un bene pubblico, simbolo di legalità, utilizzato come un fortino privato dove si censura chi non è d’accordo. Questo atteggiamento rasenta il paradosso nell’uso distorto del mezzo televisivo, trasformando un bene dello Stato in una zona franca sottratta al contraddittorio”.
La vicenda assume ora un valore politico. Barbaro punta il dito contro il silenzio dell’amministrazione guidata dal sindaco Roberto Davì e del Consiglio Comunale, chiedendo provvedimenti urgenti.
”La gestione del bene di Contrada Sant’Annunziata deve essere trasparente”, incalza Barbaro. “Non si può permettere che la legalità diventi un paravento per attacchi personali senza possibilità di difesa. Chiedo all’amministrazione di intervenire per restituire dignità a Borgetto e garantire che quel bene pubblico sia gestito secondo principi di equità e non come uno strumento di censura”.
La palla passa ora al Comune e al Consiglio, chiamati a fare chiarezza su una convivenza, quella tra l’ente e l’emittente nel bene confiscato, che si fa ogni giorno più incandescente.


