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Calenda attacca Schifani: “Gestione indegna, la Sicilia ha bisogno dello Stato”

PALERMO – Si infiamma lo scontro politico tra Carlo Calenda e il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani. A margine di una conferenza stampa tenutasi a Palermo, il leader di Azione ha lanciato un attacco frontale contro la gestione della Regione, accusando Schifani di utilizzare le nomine nelle società partecipate come “merce di scambio” per il tesseramento di Forza Italia.

«Schifani dice che ho offeso la Sicilia? A offenderla è il modo in cui lui gestisce le nomine di società che dovrebbero fare il bene dei siciliani», ha dichiarato Calenda, paragonando il governatore a Luigi XIV: «Schifani pensa di essere dio, come il Re Sole in Francia».

Accanto a lui, il deputato regionale Ismaele La Vardera, leader del movimento Controcorrente, ha rilanciato la proposta di abolire il voto segreto all’Assemblea Regionale Siciliana, definendolo «una barbarie che consente ai deputati di esercitare un indebito ricatto sul lavoro della giunta». Calenda ha condiviso la posizione, sottolineando che «scandali come quelli siciliani non si vedono altrove».

Il leader di Azione ha poi rivolto un appello ai leader dell’opposizione nazionale: «Conte e Schlein rinuncino alle mancette. L’opposizione deve smettere di partecipare a questo sistema di spartizione».

Secondo Calenda, la Regione Siciliana non è in grado di garantire servizi adeguati ai cittadini: «I siciliani hanno bisogno che lo Stato si occupi direttamente di loro, perché l’Assemblea regionale non lo fa. Le nomine servono solo a piazzare chi non è stato eletto. Sono scene vergognose e indegne».

Le dichiarazioni arrivano dopo il duro confronto tra Calenda e Schifani avvenuto a San Benedetto del Tronto, durante la kermesse dei giovani di Forza Italia, dove il governatore ha abbandonato l’evento in segno di protesta. Calenda, eletto senatore proprio in Sicilia, ha ribadito: «Sono venuto qui per dire che quello che sta facendo la Regione è sbagliato. I siciliani meritano rispetto e servizi, non spartizioni di potere».