Caltanissetta, grande partecipazione al convegno sulla Giustizia Riparativa: esperti, istituzioni e comunità a confronto al Centro “M. Abbate”
CALTANISSETTA – Si è svolto giovedì 18 giugno, al Centro “M. Abbate”, il partecipato convegno “Giustizia Riparativa tra diritto, responsabilità e comunità”, un appuntamento che ha riunito studiosi, operatori del diritto, rappresentanti istituzionali e Terzo Settore per riflettere sulle potenzialità del nuovo Centro di Giustizia Riparativa di Caltanissetta.
L’iniziativa, frutto della collaborazione tra Comune di Caltanissetta, Ufficio Distrettuale di Esecuzione Penale Esterna e Associazione Spondé ETS, ha rappresentato un momento di confronto di alto profilo su un modello giudiziario che sta assumendo un ruolo sempre più centrale nel panorama nazionale.
Le relazioni della sessione mattutina: tra teoria, norme e prospettive
La sessione scientifica è stata aperta dal Professor Adolfo Ceretti (Università Milano‑Bicocca), tra i massimi esperti italiani di giustizia riparativa. Ceretti ha evidenziato come, in alcuni contesti umani e storici, il racconto e il dialogo diventino l’unica forma possibile di giustizia, capace di generare corrispondenze interiori e ridefinire il gesto deviante attraverso un ascolto profondo. Centrale, in questo processo, la figura del mediatore, chiamato a facilitare un incontro autentico tra le parti.
La Professoressa Claudia Mazzucato (Università Cattolica, membro della Conferenza nazionale per la Giustizia Riparativa) ha illustrato i profili normativi alla luce della Riforma Cartabia, chiarendo che non esistono reati “troppo grandi” per essere affrontati in un percorso riparativo, salvo situazioni di rischio per i partecipanti.
La Professoressa Agata Ciavola (Università Kore di Enna) ha sottolineato la necessità di superare diffidenze e formalismi, ricordando che la sperimentazione è nata nel settore minorile proprio per la sua natura più informale. Ha invitato a costruire alleanze stabili tra professionisti e istituzioni, affinché la giustizia riparativa diventi parte integrante della cultura giudiziaria.
A seguire, Maria Pia Giuffrida, Responsabile Scientifico di Spondé ETS, ha richiamato l’importanza di spostare l’attenzione dal “fatto di reato” alla persona, alle sue ferite e ai suoi bisogni, evidenziando come il Centro nisseno rappresenti oggi un servizio pubblico dedicato alla cura delle relazioni interpersonali.
Il direttore dell’UDEPE, Salvo Emanuele Leotta, ha concluso la sessione mattutina richiamando il concetto di “pena‑progetto”, una misura costruita sulla persona e sul suo percorso evolutivo, e ha ribadito il ruolo strategico del Centro nel rispondere ai bisogni del territorio.
La sessione è stata moderata dal giornalista Gandolfo Maria Pepe.
La sessione pomeridiana: testimonianze, istituzioni e comunità
La sessione pomeridiana si è aperta con la toccante video‑testimonianza di Franca Evangelista, vedova dell’imprenditore Giordano, ucciso 34 anni fa dopo aver denunciato un tentativo di estorsione. Evangelista ha raccontato come il percorso riparativo l’abbia aiutata a sentirsi riconosciuta e ad uscire dalla posizione di vittima.
Sono poi intervenuti il dirigente Giuseppe Intilla e l’assessore Ermanno Pasqualino, che hanno ricordato come la nascita del Centro sia frutto di una scelta consapevole per promuovere nella comunità i valori della responsabilità e dell’incontro.
La direttrice dell’Istituto Penale Minorile, Viviana Savarino, ha illustrato i progetti già avviati con minori e vittime, anticipando molti degli orientamenti oggi recepiti dalla normativa.
Il referente locale Vincenzo Indorato ha ripercorso oltre vent’anni di attività e protocolli che hanno preparato il terreno all’apertura del Centro, mentre la direttrice della Casa Circondariale ha portato l’esperienza maturata a Monza, dove i programmi riparativi hanno avuto un impatto significativo sui percorsi di cambiamento.
A moderare la sessione è stata la Dottoressa Rita Puglisi, coordinatrice e mediatrice esperta del Centro, che ha evidenziato come la giustizia riparativa crei uno spazio di responsabilità condivisa, capace di generare cambiamenti reali.
Un percorso che guarda al futuro
Il convegno ha confermato che la giustizia riparativa non è solo un’alternativa al sistema penale tradizionale, ma un modello complementare, fondato sull’incontro, sull’ascolto e sulla responsabilità verso l’altro.
Il Centro di Giustizia Riparativa di Caltanissetta si candida così a diventare un punto di riferimento regionale, capace di coniugare innovazione giuridica, sensibilità sociale e prossimità territoriale.

Giornalista
