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Caltanissetta, misure cautelari per il deputato ARS Michele Mancuso e altri quattro indagati: accuse di corruzione e truffa aggravata

CALTANISSETTA – La Squadra Mobile di Caltanissetta, su delega della Procura della Repubblica, ha eseguito questa mattina un’ordinanza di misura cautelare emessa dal GIP nei confronti di cinque indagati, nell’ambito dell’inchiesta già resa nota con un precedente comunicato del 16 gennaio 2026. Sono stati disposti gli arresti domiciliari per: Michele Mancuso, deputato dell’Assemblea Regionale Siciliana e Lorenzo Gaetano Tricoli

Per i rappresentanti legali e componenti dell’associazione A.S.D. GenteemergenteErnesto Trapanese, Manuela Trapanese e Carlo Rizioli – il GIP ha applicato la misura interdittiva del divieto di esercizio d’impresa nel settore “intrattenimento, organizzazione di feste e cerimonie”, oltre al divieto di ricoprire incarichi direttivi nelle imprese coinvolte, per la durata di dodici mesi.

Le accuse: 12 mila euro per favorire l’associazione e 49 mila euro di costi fittizi

Secondo quanto riportato nel comunicato della Procura, a Mancuso viene contestata la ricezione di 12.000 euro, consegnati in tre tranche fino al 5 maggio 2025, per favorire l’associazione Genteemergente nell’ottenimento di 98.000 euro di fondi pubblici stanziati dalla Legge regionale n. 25 del 12 agosto 2024 per spettacoli nella provincia di Caltanissetta. Agli altri indagati è contestata anche una truffa aggravata, per aver rendicontato costi fittizi per 49.000 euro a danno della Regione Siciliana.

Dal 319 al 318 c.p.: la riqualificazione del reato

La Procura aveva inizialmente ipotizzato per Mancuso il reato di corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio (art. 319 c.p.). Il GIP, dopo aver valutato gli atti e ascoltato gli indagati nell’interrogatorio del 22 gennaio 2026, ha riqualificato l’ipotesi nel reato di corruzione per l’esercizio della funzione (art. 318 c.p.). Il giudice ha ritenuto le versioni fornite dagli indagati non idonee a superare i gravi indizi di colpevolezza, pur ribadendo la presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza irrevocabile.

Il precedente del Riesame

Il comunicato ricorda inoltre che il Tribunale del Riesame, il 3 febbraio 2026, aveva disposto la restituzione delle somme sequestrate, basandosi esclusivamente sull’assenza del pericolo di dispersione dei fondi, ma non sulla mancanza di indizi, che ha invece ritenuto sussistenti. L’inchiesta prosegue sotto il coordinamento della Procura di Caltanissetta