Catania ricorda l’eccidio di San Gregorio: 46 anni dopo, il tributo ai tre Carabinieri caduti per mano mafiosa
CATANIA – A quarantasei anni dal tragico eccidio di San Gregorio, l’Arma dei Carabinieri di Catania ha rinnovato il proprio tributo di memoria e riconoscenza ai tre militari uccisi il 10 novembre 1979 in un agguato mafioso mentre erano impegnati in servizio di scorta. Il Vice Brigadiere Giovanni Bellissima (24 anni) e gli Appuntati Salvatore Bologna (41 anni) e Domenico Marrara (50 anni) persero la vita in un attentato al casello autostradale della A18 Catania–Messina, durante la traduzione del boss Angelo Pavone.
Questa mattina, proprio nel luogo dell’eccidio, è stata deposta una corona d’alloro dinanzi al cippo commemorativo. Alla cerimonia hanno partecipato il Comandante Provinciale dell’Arma, Generale di Brigata Salvatore Altavilla, il Cappellano militare Don Rosario Scibilia, il vicario del Prefetto di Catania Giovanna Longhi, il sindaco di San Gregorio Sebastiano Sgroi, oltre a numerose autorità civili e militari.
A seguire, presso la Chiesa Madre di San Gregorio, si è tenuta una messa in suffragio officiata da Don Andrea Placido Consoli e Don Rosario Scibilia. In un clima di profonda commozione, il Generale Altavilla ha ricordato il valore e lo spirito di servizio dei tre Carabinieri, sottolineando come il loro sacrificio rappresenti un esempio di dedizione assoluta alle istituzioni.
Presenti anche Rosario Marrara, figlio dell’Appuntato Domenico Marrara, le sezioni locali dell’Associazione Nazionale Carabinieri, studenti dell’Istituto Comprensivo “Michele Purrello” e del Liceo Artistico “Emilio Greco”, insieme ai giovani della Comunità alloggio “Casa Pinardi”.
La strage del 1979
Il 10 novembre 1979, alle ore 5.00, partì dalla Casa Circondariale di Catania la traduzione straordinaria del detenuto Angelo Pavone, detto “faccia d’angelo”, cassiere del clan Mazzei. Arrestato a Napoli mentre riscuoteva parte del riscatto per il sequestro dell’industriale Lino Fava, Pavone doveva essere trasferito al carcere di Bologna. A bordo di una Mercedes della SAEF, scortato dai tre Carabinieri, il convoglio fu attaccato al casello di San Gregorio da un commando armato. I militari furono uccisi sul colpo, mentre l’autista civile rimase gravemente ferito. Pavone fu liberato, ma il suo corpo venne ritrovato undici giorni dopo in una discarica, ucciso per strangolamento e con evidenti segni di percosse: aveva tradito i suoi complici, trattenendo parte del riscatto.
Il crimine scosse profondamente l’opinione pubblica. Il Presidente della Repubblica Sandro Pertini, in visita a Catania, rese omaggio alle salme dei tre Carabinieri, pronunciando parole che restano scolpite nella memoria collettiva: “Siamo in guerra e le Forze dell’Ordine sono in prima linea”. Nel 1983, Bellissima, Bologna e Marrara furono insigniti della medaglia di bronzo al Valor Civile. Nel 2013, ricevettero la medaglia d’oro alla memoria. Oggi, il loro sacrificio continua a essere onorato come simbolo di legalità, coraggio e servizio alla comunità.

Giornalista
