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Cinisi, confiscato l’impero dell’imprenditore Andrea Impastato

Scatta la confisca nei confronti di Andrea Impastato, imprenditore di Cinisi deceduto nel 2022 a 74 anni, per un valore complessivo stimato di oltre 150 milioni di euro. Il provvedimento è divenuto definitivo, a seguito di rigetto del ricorso in Cassazione, il decreto di sigilli definitivo dei beni, emesso su proposta del procuratore della Repubblica di Palermo, dalle misure di Prevenzione. Le indagini patrimoniali, avviate dalla divisione anticrimine della questura di Palermo dall’ufficio misure di prevenzione patrimoniali nel 2007, coordinate dalla Procura, hanno permesso di ricostruire il patrimonio illecito di Impastato. Dai riscontri risultava poter disporre direttamente o indirettamente di questo enorme capitale.

L’attività di indagine è stata indirizzata principalmente alla verifica di eventuali profili di sproporzione esistenti tra il cosiddetto patrimonio disponibile e il correlato profilo economico e finanziario anche in relazione alla platea di prestanome e fiduciari, principalmente reclutati all’interno del suo nucleo familiare. Sostegni che hanno consentito, nel tempo, di realizzare un “impero economico” costituito da numerose imprese operanti nel settore edile, in quello dei trasporti, dell’estrazione del materiale da cava, del turismo, nonchè da numerosi beni immobili.

Andrea Impastato è figlio di Giacomo detto “u sinnacheddu”, esponente mafioso di spicco della famiglia di Cinisi, in costante relazione con la nota famiglia dei Badalamenti, e fratello di Luigi, già indiziato mafioso ed ucciso a Palermo a colpi d’arma da fuoco nel corso di un agguato di mafia il 22 settembre del 1981. Il 2 ottobre 2002 Impastato venne arrestato con l’accusa di associazione per delinquere di stampo mafioso al termine di una lunga ed articolata indagine antimafia della squadra mobile di Palermo, mirata a sradicare un sodalizio criminoso fattivamente impegnato ad amministrare e gestire il patrimonio della famiglia corleonese.

L’imponente attività di indagine sviluppata dagli inquirenti nelle operazioni antimafia ha fatto emergere una serie di contatti di Impastato, sia personali che economici, con numerosi personaggi di spicco di Cosa nostra, quali Bernardo Provenzano e Salvatore Lo Piccolo. Nel giugno del 2005 l’imprenditore venne anche condannato dalla Corte d’appello di Palermo a 4 anni di reclusione, interdizione dai pubblici uffici per 5 anni, libertà vigilata per un anno perché riconosciuto colpevole dei reati di associazione mafiosa.

Gli esiti degli accertamenti economico-patrimoniali effettuati dalle misure di prevenzione patrimoniali della questura venivano condivise dalla Procura già una prima volta nel 2007. L’anno dopo il tribunale emise un provvedimento con il quale dispose il sequestro dell’ingente patrimonio riconducibile ad Andrea Impastato, oggi divenuto definitivo in Cassazione.

Trai i beni, sparsi tra le province di Palermo e Trapani, figurano numerosi immobili, una cava, beni agricoli tra cui appezzamenti di terreno, complessi industriali di oltre 50 mila metri quadrati, una grossa struttura alberghiera a San Vito Lo Capo e numerose società, attive nel settore turistico, commerciale, edilizio e dei trasporti, oltre a rapporti bancari e finanziari.