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Cirillo (DC): “Accanimento giudiziario e giustizia politicizzata. La DC è stata colpita, non solo Cuffaro”

PALERMO – Il dirigente della Democrazia Cristiana Stefano Cirillo interviene con durezza sul caso che ha coinvolto Totò Cuffaro, parlando apertamente di “accanimento giudiziario” e di una “giustizia politicizzata” che avrebbe danneggiato non solo l’ex presidente della Regione, ma l’intero partito. «Quando la difesa della legalità ignora le decisioni dei giudici e insiste su accuse che non reggono, smette di essere garanzia e diventa accanimento. Se non fossimo davanti a un’inchiesta giudiziaria, lo chiameremmo accanimento terapeutico», afferma Cirillo.

Il riferimento è alla recente decisione del Tribunale del Riesame, che ha respinto i ricorsi della Procura di Palermo, cancellando le ipotesi di corruzione e associazione a delinquere, lasciando in piedi solo una contestazione definita “marginale e circoscritta”. Secondo Cirillo, nonostante l’esito dei giudici, per mesi sarebbe stata alimentata «la narrazione di un presunto sistema politico-criminale», con un impatto politico devastante: «Non è stata colpita solo una persona. È stata colpita la Democrazia Cristiana, dipinta come un’anomalia, una minaccia, una riedizione sospetta del passato. Questo è inaccettabile».

Il dirigente sostiene che l’obiettivo non fosse solo giudiziario, ma politico: «La DC è stata criminalizzata attraverso ipotesi investigative smentite dai tribunali, alterando il confronto democratico e delegittimando un soggetto politico». Cirillo difende anche la figura di Cuffaro: «Con una vicenda giudiziaria nota, conclusa e definitivamente giudicata, non può essere trasformato in un bersaglio simbolico permanente, né usato come clava contro chi oggi fa politica nella Democrazia Cristiana».

Pur ribadendo il rispetto per la magistratura, Cirillo denuncia «un uso dell’azione giudiziaria che confonde indagini e sentenze e scatena processi mediatici deviati dagli effetti politici irreversibili». E conclude con un richiamo ai valori fondanti del partito: «Le vittime e gli eroi della lotta alle mafie sono anche i nostri eroi. Saremo sempre dalla parte della giustizia. Ma in una democrazia degna di questo nome i partiti si giudicano nelle urne, non nelle procure».