Clickday al posto dei test di ingresso? Scoppia la polemica a Unipa
Immaginate di volervi iscrivere all’Università. Dopo un lungo periodo di riflessione, magari durato pure tre anni di liceo, siete sicuri di aver individuato il Corso di Studi che fa per voi: volete studiare Farmacia. A luglio siete quindi pronti a iscrivervi. Armati di buona volontà, vi avventurate nell’intricato sito di Unipa per scoprire, un po’ increduli, non solo che la facoltà dei vostri sogni è a numero chiuso, ma anche che -solo per questa facoltà e per poche altre, quasi foste parte di un esperimento – il convenzionale test di ingresso è stato sostituito da una nuova procedura. Ovvero? Dovrai partecipare a un click day. Ma come, quello dei concorsi durante il Covid? Quello del bonus trasporti? Anche qui? Ebbene sì.
Sembra infatti che la moda di risolvere il problema degli “imbuti” con una gara di dita leste abbia contagiato anche a Unipa, dove quest’anno gli aspiranti studenti di cinque corsi triennali (Ottica e optometria, Biotecnologie, Farmaceutica e Nutraceutica Animale, Scienze e Tecnologie Biologiche sede CL, Scienze e Tecnologie Biologiche sede CL ), due corsi a ciclo unico (Chimica e Tecnologia Farmaceutiche, Farmacia) e quattro corsi magistrali (Biologia Molecolare e della salute, Biotecnologie mediche e medicina molecolare, Psicologia clinica, Scienze dell’alimentazione e della nutrizione umana) hanno dovuto affrontare una sfida all’ultimo secondo per aggiudicarsi l’ingresso in aula a ottobre.
Una scelta che sta lasciando tutti di stucco, in primis gli studenti, e sulla quale negli ultimi giorni associazioni studentesche, politici, avvocati e opinionisti si stanno esprimendo, soprattutto nel tentativo di comprendere la scelta dell’università. Forse è stato un tentativo di “democraticizzare” il numero chiuso, andando oltre i tanto osteggiati test di ingresso, dando a tutti la possibilità di tentare la sorte? O forse semplicemente un modo per evitare la calca dei test e semplificare le procedure di selezione?
La situazione, in realtà, sembrerebbe più complessa. Come sottolinea l’avvocato Francesco Leone a IlSicilia, il sospetto è che il click day sia stato implementato per risparmiare sui costi dei test in presenza per quelle facoltà che prevedono il numero chiuso a livello nazionale ma che, presso l’Università degli Studi di Palermo, risultano così poco attrattive da non raggiungere solitamente, almeno nella sessione di luglio, un numero di iscritti ai test superiore ai posti disponibili.
Fatto sta che, alla fine dei click, molti aspiranti studenti sono rimasti fuori dalle graduatorie.
Mentre la polemica si prepara a espandersi e si attendono delle spiegazioni ufficiali da parte dell’Università, quanto emerge è che anche quest’anno, nonostante l’anticipazione dei test di medicina abbia evitato le consuete proteste all’interno dell’ateneo, il numero chiuso sia comunque riuscito a far parlare di sé nel mese di settembre.
