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Confiscati beni per oltre 2 milioni a tre soggetti legati a traffici illeciti e alla mafia palermitana

PALERMO – I Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Palermo hanno eseguito oggi tre importanti provvedimenti di confisca patrimoniale, emessi dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Palermo, a carico di soggetti già coinvolti in vicende giudiziarie legate al traffico di droga e alla criminalità organizzata. I beni, per un valore complessivo di oltre 2 milioni di euro, sono ora definitivamente acquisiti al patrimonio dello Stato.

Confisca di primo grado per Stefano Bologna

Il primo provvedimento riguarda Stefano Bologna, nato a Palermo il 18 aprile 1962, già arrestato nell’ottobre del 2021 durante l’operazione “Nemesi”, per plurime cessioni di hashish e marijuana nel quartiere Sperone. Condannato a 2 anni e 8 mesi, Bologna era ritenuto parte di un’organizzazione criminale che coinvolgeva interi nuclei familiari, inclusi minorenni, nella gestione dello spaccio, anche all’interno delle abitazioni private.

Il provvedimento di confisca di primo grado ha riguardato:

  • un bar a Bagheria con annessi beni aziendali;
  • quattro rapporti bancari.
    Valore complessivo: circa 500.000 euro.

Confisca definitiva per Tommaso Di Giovanni

Il secondo provvedimento, dichiarato irrevocabile dalla Corte di Cassazione, è a carico di Tommaso Di Giovanni, nato a Palermo il 7 giugno 1966, condannato in via definitiva a 15 anni e 6 mesi per aver diretto, insieme ai fratelli, il mandamento mafioso di Porta Nuova, nell’ambito dell’operazione “Atena” del 2019. Il suo nome era emerso anche in altre inchieste antimafia come “Perseo” e “Pedro”.

I beni confiscati definitivamente comprendono:

  • un’impresa individuale di commercio al minuto di carni con sede a Palermo;
  • un fabbricato di tre elevazioni con dieci vani;
  • un’abitazione ultrapopolare;
  • metà proprietà di un locale commerciale.
    Valore complessivo: circa 700.000 euro.

Confisca irrevocabile per Nicolò Testa, già deceduto

Il terzo provvedimento, anch’esso irrevocabile, riguarda Nicolò Testa, nato a Bagheria il 9 aprile 1962 e deceduto nel 2023. Arrestato nel 2015 con l’operazione “Panta Rei”, Testa era accusato di aver guidato la famiglia mafiosa di Bagheria, occupandosi delle estorsioni e partecipando attivamente alla gestione della latitanza di Bernardo Provenzano, oltre a essere uomo di fiducia di Giuseppe Di Fiore. Era tornato in libertà nel 2022, dopo una condanna a 13 anni e 6 mesi.

I beni confiscati in via definitiva sono:

  • un’impresa edile con tutte le sue diramazioni aziendali, tra cui due ulteriori imprese e diversi mezzi industriali;
  • due appezzamenti di terreno.
    Valore complessivo: circa 800.000 euro.