Partinico: «Criticare è legittimo, disinformare no». L’assessore Bonnì risponde agli attacchi sulle opere pubbliche: «I fondi vincolati non sono un bancomat»

Partinico – Negli ultimi giorni le polemiche relative al completamento della nuova pista ciclabile e all’installazione del pallone tensostatico hanno riacceso il dibattito politico a Partinico. Tra accuse di presunti sprechi e richieste di destinare quelle risorse ad altre priorità, l’Amministrazione comunale ha deciso di fare chiarezza.
Abbiamo intervistato l’Assessore allo Sport e al Verde Pubblico, Sergio Bonnì, per analizzare punto su punto i fatti, oltre le narrazioni della propaganda.
Assessore Bonnì, partiamo dal principio. Diverse critiche sostengono che le risorse impiegate per la pista ciclabile e il pallone tensostatico dovessero essere usate per altre urgenze del territorio, come la riasfaltatura generale delle strade. Come risponde?
Rispondo ricordando una regola fondamentale della gestione amministrativa: criticare è legittimo, disinformare no. Possiamo avere opinioni diverse sulla pista ciclabile, sul pallone tensostatico o su qualsiasi altra infrastruttura. È la democrazia. Ma c’è un fatto tecnico ed economico che va detto con estrema chiarezza a tutti i cittadini: i finanziamenti vincolati non sono un bancomat.
Cosa intende esattamente quando dice che «non sono un bancomat»?
Intendo dire che le risorse pubbliche ottenute tramite bandi specifici non sono un calderone generico da cui attingere a piacimento. Le somme che ci siamo aggiudicati per la pista ciclabile potevano essere utilizzate esclusivamente per quell’intervento. Non era legale né possibile usarle per asfaltare altre strade o realizzare opere completamente diverse. L’alternativa reale era semplicissima: o realizzavamo la ciclabile, oppure dovevamo rinunciare a quei fondi e restituirli. E noi, tra il perdere un’opportunità di sviluppo e il realizzare un’opera per la città, sceglieremo sempre la prima strada.
Ci sono stati però anche benefici indiretti da questi cantieri che spesso non vengono raccontati, corretto?
Esattamente. Molti vedono solo il nastro d’asfalto della pista, ma con quei lavori siamo riusciti ad ammodernare le infrastrutture di zona e ad illuminare strade che prima erano completamente al buio, migliorando la sicurezza di quartieri interi. È un valore aggiunto concreto per chi vive quelle vie ogni giorno.
La stessa dinamica si è verificata anche per il pallone tensostatico?
Identica. Anche per il pallone tensostatico il finanziamento aveva una destinazione d’uso ben precisa ed esclusiva. Non era una somma spendibile liberamente per altri capitoli di spesa. Possiamo discutere finché vogliamo se, in astratto, avremmo preferito un’opera diversa in quel determinato luogo. È un dibattito politico legittimo. Ma quando la scelta reale si riduce a “perdere un finanziamento a fondo perduto” oppure “dotare la comunità di una struttura sportiva”, noi scegliamo di costruire.

La sensazione è che lo scontro politico sulle opere pubbliche sia diventato particolarmente aspro in questa fase…
Gli altri possono continuare a raccontare la narrazione che fa loro più comodo, mistificando la realtà dei vincoli di bilancio per racimolare qualche consenso. Noi continueremo a fare ciò che serve alla comunità con responsabilità. Perché la differenza sostanziale sta tutta qui: le chiacchiere non costruiscono nulla. Le opere, invece, restano a disposizione dei cittadini.

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