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Cuffaro, Abbadessa e Pace: “Le parole di Riina sono un insulto alla verità e alla memoria delle vittime”

PALERMO – Le dichiarazioni di Giuseppe Salvatore Riina, figlio del boss mafioso Totò Riina, hanno suscitato una forte reazione da parte della Democrazia Cristiana, che attraverso il segretario nazionale Totò Cuffaro, la presidente regionale Laura Abbadessa e il capogruppo all’Ars Carmelo Pace, ha condannato con fermezza ogni tentativo di rivedere o attenuare le responsabilità storiche e giudiziarie legate alla stagione stragista di Cosa nostra.

«Le parole di Riina – affermano i tre esponenti DC – sono un insulto alla verità, un tentativo di deformare la memoria collettiva. Non si tratta di affermazioni improvvisate, ma di una narrazione pericolosa che cerca di ridimensionare le atrocità compiute da Totò Riina, già condannate dalla giustizia italiana senza ambiguità».

Il riferimento è alle stragi di Capaci e via D’Amelio, agli omicidi eccellenti e alle vittime innocenti che hanno segnato uno dei periodi più bui della storia repubblicana. «Totò Riina è stato il capo di Cosa nostra, il mandante e il regista di quegli atti criminali. Negarlo – proseguono – significa infangare la memoria dei morti e oltraggiare il sacrificio di magistrati, investigatori e forze dell’ordine che hanno pagato con la vita per affermare la verità».

La DC sottolinea anche il rischio che simili dichiarazioni possano confondere le nuove generazioni, minando la fiducia nelle istituzioni e nella giustizia. «È ai giovani che dobbiamo trasmettere il senso di una memoria che non si piega e di una verità che non si negozia. La storia non può essere riscritta, e la giustizia ha già parlato».

Una presa di posizione netta, che si inserisce nel più ampio dibattito sulla responsabilità morale e civile nel tramandare la verità storica, soprattutto in un territorio come la Sicilia, dove il peso della lotta alla mafia è ancora vivo e presente.