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Dal silenzio all’impegno: il duro monito del Vescovo di Monreale dopo gli incendi che hanno devastato il territorio

MONREALE – Di fronte alla desolazione dei territori devastati dai recenti e drammatici roghi che hanno colpito il Palermitano e il Corleonese, la voce della Chiesa locale si alza con forza e determinazione. Monsignor Gualtiero Isacchi, Vescovo dell’Arcidiocesi di Monreale, ha indirizzato un’intensa lettera accorata alla comunità, trasformando il dolore per le ferite del territorio in un preciso appello all’azione e alla responsabilità collettiva.

Il pensiero del Presule va innanzitutto alle comunità colpite direttamente — da Pioppo a Montelepre, da San Giuseppe Jato ad Altofonte, fino al Corleonese — e a chi ha perso non solo la terra, ma la propria casa. Citando il libro di Ester («Ricòrdati, Signore, e da’ a me coraggio»), il Vescovo assicura il sostegno spirituale e materiale della Chiesa monrealese:

“Non siete soli. Il futuro è nelle mani di Dio e la Chiesa vi accompagna con la preghiera e con azioni concrete di solidarietà.”

Contestualmente, Mons. Isacchi ha espresso profonda gratitudine verso i Vigili del Fuoco, la Forestale, le Forze dell’Ordine, la Protezione Civile e tutti i cittadini volontari che si sono spesi, anche a rischio della propria vita, per difendere persone e beni dalla furia del fuoco.

I toni del Vescovo si fanno severi e privi di compromessi nei confronti di chi ha appiccato i roghi. Evocando lo storico e profetico grido di San Giovanni Paolo II alla Valle dei Templi nel 1993 contro la mafia, Isacchi si rivolge direttamente ai responsabili degli incendi:

“Nessun uomo, nessuna organizzazione mafiosa può calpestare il comando di Dio ‘Non uccidere’. Voi lo avete fatto! Avete ucciso la vegetazione, gli animali e le persone. Fermatevi, costituitevi, convertitevi!”

Un monito chiaro che richiama gli autori di tali gesti alla gravità delle loro azioni, sia davanti alla legge umana sia di fronte al giudizio divino.

L’invito finale rivolto a tutta la cittadinanza è quello di non cedere alla rassegnazione o alla passività, evitando che ogni rogo distrugga, insieme alla natura, anche la speranza dei giovani nel futuro della Sicilia.

Prendendo spunto dalle parole della Protezione Civile, che definiscono l’emergenza incendi come un problema che attiene ormai all’ordine pubblico, il Vescovo individua il compito prioritario della Chiesa e della società civile: la formazione socio-civile delle nuove generazioni.

Richiamando la necessità di far risorgere la speranza e la bellezza, Mons. Isacchi conclude il suo messaggio affidando la comunità alla protezione della Madre di Cristo, affinché la devastazione lasci il posto a una rinnovata storia di salvezza, responsabilità e cura del bene comune.