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Dalla vita alla morte, dalla morte alla vita: quando la scuola diventa coscienza

Ci sono mattine in cui la scuola smette di essere soltanto un luogo di lezioni e verifiche e diventa qualcosa di più profondo: uno spazio di consapevolezza civile, un laboratorio di umanità. È accaduto oggi, lunedì 9 febbraio, presso l’Auditorium Maria Grazia Alotta del Liceo Statale “Felicia e Peppino Impastato” di Partinico, dove si è svolto l’incontro dal titolo “Dalla vita alla morte, dalla morte alla vita”, dedicato al tema della donazione degli organi.

Un incontro fortemente voluto e sostenuto dalla Dirigente scolastica, prof.ssa Lucia La Fata, che ha aperto i lavori sottolineando il valore educativo e civile di una riflessione che non riguarda solo la medicina, ma il senso stesso dell’essere comunità. La scuola, in questa occasione, ha mostrato il suo volto più autentico: quello di un’istituzione che educa alla responsabilità, alla scelta consapevole, alla solidarietà.

Promosso dal Lions Club Partinico Serenianus, l’incontro si inserisce nelle attività di cittadinanza attiva e di educazione civica che i Lions portano avanti nell’area tematica della salute. A presentare l’iniziativa è stata l’ing. Marinella Fiore, presidente del Club, che ha ricordato come la donazione degli organi sia un tema che parla di amore, di consapevolezza e di informazione corretta, soprattutto quando si rivolge alle giovani generazioni.

Accanto a lei, i saluti istituzionali dei dott. Antonino Levita, Direttore Sanitario ASP Palermo e Coordinatore Area Salute 2 del Distretto Lions Sicilia, e del dott. Vittorio Di Carlo, medico endocrinologo e Coordinatore Area Salute 1 del Distretto Lions Sicilia, che hanno ribadito l’importanza di una corretta divulgazione scientifica per superare paure e false credenze ancora troppo diffuse.

Il cuore scientifico dell’incontro è stato affidato alle relazioni della dott.ssa Marika Tutino, Dirigente Medico presso l’U.O.C. di Neurochirurgia dell’Ospedale Villa Sofia di Palermo e delegata Lions per la promozione della donazione degli organi, e della dott.ssa Petra Slavikova, Dirigente Medico in Anestesia e Rianimazione presso il Presidio Ospedaliero di Partinico. Con chiarezza e rigore, le due dottoresse hanno spiegato che nessun organo viene mai espiantato da persone vive: la morte è sempre già accertata secondo protocolli scientifici rigorosi e irreversibili. Le funzioni cardio-circolatorie vengono mantenute esclusivamente per preservare l’integrità degli organi, affinché possano diventare possibilità di vita per altri.

A moderare l’incontro è stata la prof.ssa Tiziana Campisi, docente del Liceo, che ha saputo accompagnare gli interventi con sensibilità e attenzione, creando uno spazio di ascolto autentico tra relatori e studenti.

Ma il momento di maggiore intensità emotiva è arrivato quando ha preso la parola la prof.ssa Chiara Gibilaro, già Dirigente Scolastica del Liceo, presente all’incontro non in veste istituzionale, ma come familiare di un trapiantato. Con parole forti, sincere e profondamente commoventi, ha narrato l’esperienza vissuta accanto al marito, attraversando la paura, l’attesa, il dolore e infine la rinascita che il trapianto ha reso possibile. Il suo racconto, privo di retorica, ha restituito ai ragazzi la dimensione più vera della donazione: quella che entra nelle famiglie, le cambia per sempre e le costringe a ridefinire il senso della vita, della gratitudine, del tempo.

Accanto alla testimonianza della prof.ssa Gibilaro, hanno parlato i trapiantati e i familiari dei donatori. Voci diverse, unite da un’unica consapevolezza: dopo un trapianto la vita non è più solo propria. È anche la vita di qualcun altro che continua.

Una frase, più volte ripetuta, ha attraversato l’auditorium come un filo invisibile che univa tutti:

“Io faccio il compleanno due volte: il giorno in cui sono nato e il giorno in cui qualcuno, con la sua generosità, mi ha permesso di essere ancora qui.”

Donare, è emerso con forza, non è un gesto automatico né scontato. È una scelta libera, consapevole, spesso ostacolata da disinformazione e paure infondate. Eppure, come è stato spiegato con chiarezza, un organo non viene trapiantato a chiunque, ma solo a chi dimostra di poterne essere un degno custode: perché ricevere un organo significa assumersi una responsabilità profonda verso chi ha donato e verso la vita stessa.

L’incontro ha suscitato commozione, ma anche curiosità, domande, bisogno di capire. Ed è forse questo il risultato più alto: informare per liberare, sensibilizzare per rendere i giovani cittadini capaci di scegliere.

Perché la donazione degli organi non è una rinuncia.
È un atto di fiducia nell’umanità.
Un inno alla vita che continua, anche oltre noi.