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Delitto Vaccaro, interrogati dal Gip i fratelli Failla: “Non volevamo che accadesse, avremo il rimorso a vita”

I fratelli Leonardo e Antonino Failla, autori dell’aggressione che ha causato la morte del fruttivendolo partinicese Gioacchino “Gino” Vaccaro, questa mattina sono stati sentiti dal Giudice per le Indagini Preliminari, Ennio Petrigni, dopo che da ieri mattina sono reclusi presso il carcere “Pagliarelli” del capoluogo siciliano con l’accusa di omicidio preterintenzionale. “Non volevamo che accadesse quel che è successo, una tragedia anche per noi inaccettabile, ci porteremo dietro il rimorso per tutta la vita”. Sono alcuni dei passaggi dell’interrogatorio di garanzia di questa mattina. Secondo la loro versione, sarebbero stati aggrediti dal figlio 17enne della vittima, e solo in un secondo momento dallo stesso Vaccaro, e per questo si sarebbero difesi. Il Gip, dopo l’interrogatorio, si è riservato 24/48 ore di tempo per convalidare o meno l’arresto dei fratelli Failla.

La ricostruzione delle telecamere di sorveglianza

Nella foto: via Frosinone, il luogo della rissa

Una telecamera di videosorveglianza ha filmato la scena di via Frosinone. Poco dopo le 15.30 l’auto guidata dalla signora Benedetta D’Amico, moglie della vittima, stava percorrendo la strada che costeggia il centro cittadino. In macchina c’erano anche il marito ed il figlio diciassettenne. Vengono affiancati da una macchina. Al volante c’è uno dei fratelli Leonardo e Antonino Failla, di 43 e 30 anni, che stavano andando dai genitori in campagna. I parenti della vittima dicono che avrebbe iniziato a suonare ripetutamente, chiedendo che i Vaccaro si facessero da parte. Procedevano troppo lentamente. Dalla macchina dei Vaccaro probabilmente qualcuno deve avere detto qualcosa che scatena la reazione dei Failla. Nel frattempo, infatti, è sopraggiunto anche l’altro fratello. Entrambi sono in auto con la famiglia. Volano parole grosse, poi calci e pugni. Le donne cercano di separarli. I Vaccaro padre e figlio sono tramortiti ma tornano a casa. Abitano in via Biella, vicino alla strada dell’aggressione, il fruttivendolo sta male, ha dolori al petto e alla testa, il cognato lo convince ad andare al Pronto Soccorso dell’ospedale “Civico” di Partinico, dove giunge un’ora dopo.

Una testimone chiave

Ho visto due persone che aggredivano quell’uomo in strada – racconta al quotidiano “La Repubblica” una testimone che dal balcone del suo appartamento in via Frosinone ha assistito alla scena della rissa – io urlavo, fermatevi, fermatevi o chiamo i Carabinieri, ma niente, loro continuavano a picchiarlo. Quello dietro voleva passare, aveva fretta. Poi, ha superato e ha bloccato la strada; e intanto, assistevo ad una scena di una violenza inaudita, ho visto calci e pugni“. La testimone chiave, conferma il racconto della moglie di Vaccaro, Benedetta D’amico che afferma: “Sentivo il clacson, mi sono fermata e ci hanno bloccati. Ci hanno aggrediti con tanta violenza“.

Il tentativo disperato del cognato, per raggiungere il pronto soccorso

Il cognato di Gioacchino Vaccaro, Alessandro D’Amico, durante la trasmissione “Pomeriggio 5”, ha dichiarato che ha provato più volte a convincere la vittima ad andare in ospedale senza, purtroppo, riuscirci.

La ricostruzione dei fatti, secondo la versione dell’Avv. Antonio Maltese, legale dei fratelli Failla

I miei assistiti hanno raccontato quanto successo, racconto che è speculare alle immagini estrapolate dalla polizia dalle telecamere di videosorveglianza che hanno ripreso il momento della rissa. Immagini che forniscono una visione dei fatti leggermente diversa, quantomeno sulla causa della lite, rimane il dispiacere per quanto successo e rinnovo le mie condoglianze alla famiglia Vaccaro“, ha dichiarato l’avvocato Antonio Maltese alla nostra redazione.