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Diritto alla salute: a Sciacca e nelle Madonie cittadini in piazza contro la chiusura dei nosocomi locali 

Due manifestazioni a distanza di 24 ore l’una dall’altra, con al centro lo stesso tema: la difesa della sanità pubblica e dei presidi sanitari locali. È quanto successo questa settimana in Sicilia, dove si sono tenute due piazze, una a Sciacca e una a Petralia Sottana, a difesa dei rispettivi nosocomi e contro lo smantellamento della sanità territoriale.
In entrambe le località associazioni, istituzioni e scuole di ogni ordine e grado sono scese in piazza a difesa di quello che viene rivendicato non solo come un diritto inalienabile, ma come un requisito imprescindibile per evitare la morte di questi territori.

A scendere in piazza per prima è stata Sciacca, dove nella mattina di venerdì 10 novembre la cittadinanza si è riunita in Piazza Friscia per dirigersi in un partecipato corteo verso piazza Scandaliato. A convincere i cittadini della necessità di manifestare le condizioni in cui versa l’ospedale Giovanni Paolo II.

Problema principale sarebbe la carenza di personale, diffusa in quasi tutti i reparti, come in quello di oncologia, dove è rimasto soltanto un medico in servizio sui quattro previsti dalla pianta organica, e in quelli di Medicina Interna, Chirurgia Generale e Pediatria.
Inoltre, i medici sono costretti a fare i pendolari, facendo la spola con gli ospedali di Canicattì e Licata per colmare le lacune degli altri centri sanitari.
A questo si somma l’assenza di strutture adeguate, che non possono essere rimesse a nuovo per l’assenza di fondi.
Protagonisti della piazza gli studenti dei licei, che hanno animato il corteo con cori e cartelli e che, dal palco della piazza, hanno espresso la loro preoccupazione nei confronti della condizione in cui versa l’ospedale che, hanno detto, mette a repentaglio la loro possibilità di costruirsi in futuro nella loro città.

Oggi, invece, il popolo delle alte Madonie è sceso in piazza per rivendicare il diritto alla salute. Un fiume di cittadini m si è riversato lungo la statale che conduce all’ospedale Madonna dell’Alto per fare sentire la propria voce e l’esigenza di avere garantita una sanità funzionante.


Presenti il Presidente dell’Unione Madonie, tutti i Sindaci dei paesi del distretto 35, i Consiglieri Comunali, le associazioni, i sindacati, le scuole e tanti cittadini hanno marciato per rivendicare il diritto alla salute nel territorio madonita e la salvezza dell’Ospedale Madonna dell’Alto. A sorpresa, al concentramento si è presentato anche il vescovo di Cefalù, Mons. Marciante, atteso invece alla fine del corteo, che con questo gesto ha voluto dimostrare la sua sensibilità nei confronti di questa causa.

Tra i problemi più annosi, ancora una volta, il riempimento della pianta organica, per passare al rafforzamento della telemedicina e del punto d’intervento pediatrico. A mancare soprattutto è, denunciano i cittadini, un’idea di prospettiva per la sanità nelle aree interne, considerando anche che il presidio sanitario più vicino si trova a Termini Imerese, a 70 chilometri di distanza dalle Petralie.

Protagonisti della manifestazione, ancora una volta i giovani: dai piccolissimi, scesi in piazza con le maestre, ai ragazzi dei licei per finire con i membri delle Consulte giovanili madonite, che sono stati il motore dell’organizzazione di questo evento insieme al Movimento Civico “Pediatria a Petralia”, al Comitato cittadino Petralia Sottana e all’Unione Madonie.

I manifestanti hanno espresso l’intenzione di chiedere un tavolo tecnico-istituzionale con la presenza del Prefetto, del Presidente della Regione Siciliana, dell’Assessore alla Sanità e dell’Asp al fine di trovare soluzioni concrete per il potenziamento dell’ospedale Madonna dell’Alto e anche per la medicina territoriale e di base.
Se non lo avranno, hanno rimarcato in piazza, sono disposti a qualsiasi azione, nei tribunali come nelle piazze.