Due anni dopo il 7 ottobre: Israele ricorda le vittime del Nova Festival, appelli internazionali per pace e giustizia

A due anni dall’attacco al Nova Festival, Israele si ferma per commemorare le 1.250 vittime e i circa 250 rapiti dai miliziani di Hamas. Le famiglie si sono riunite nel deserto del Negev, sul luogo della strage, per un minuto di silenzio e una cerimonia carica di dolore e memoria.
Mentre a Il Cairo proseguono i negoziati tra Israele e Hamas per un possibile accordo di pace, il ricordo del 7 ottobre 2023 torna a scuotere le coscienze internazionali.
Sergio Mattarella, presidente della Repubblica, ha definito l’attacco “una pagina turpe della storia”, condannando la violenza contro civili inermi e richiamando Israele al rispetto del diritto umanitario: “L’orrore per Gaza non deve mai diventare antisemitismo. La condanna per Hamas non attenua quella per le armi israeliane che colpiscono la popolazione civile.”
Giorgia Meloni, presidente del Consiglio, ha parlato di “una delle pagine più buie della storia”, chiedendo il rilascio degli ostaggi e sostenendo il piano di pace promosso da Donald Trump: “L’Italia continuerà a fare la propria parte per una soluzione duratura.”
Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, ha scritto su X: “Non dimenticheremo mai quell’orrore. Il cessate il fuoco e il rilascio degli ostaggi sono ora a portata di mano.”
Pedro Sanchez, premier spagnolo, ha condannato il terrorismo e chiesto a Netanyahu di “fermare il genocidio del popolo palestinese”, ribadendo la necessità di un corridoio umanitario e della soluzione dei due Stati.
Secondo fonti palestinesi, le forze israeliane hanno condotto nuovi raid in Cisgiordania, con arresti e scontri a Ramallah, el-Bireh e Qalandiya. A Khan Yunis, un bambino è stato ucciso e diversi civili feriti. A Hebron, coloni israeliani hanno distrutto 150 ulivi nel villaggio di Umm al-Khair.
Il clima dei negoziati in Egitto è definito “positivo” da fonti di Hamas. Trump si è detto ottimista: “Hamas ha accettato cose molto importanti.” Ma la strada verso una pace duratura resta fragile e incerta.

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