Fame a Gaza, paralisi internazionale
La crisi umanitaria di Gaza ha superato da settimane le soglie di allarme: oltre il 20% delle famiglie non ha accesso a cibo sufficiente, più del 30% dei bambini è in stato di malnutrizione acuta. Secondo le stime, le vittime per fame hanno superato le trecento unità, tra cui oltre cento minori.
Il blocco imposto da Israele impedisce l’ingresso degli aiuti, pur disponibili in grandi quantità ai confini. Donald Trump, come già Joe Biden, non ha scelto di esercitare pressione sul governo Netanyahu, sostenendo invece la prosecuzione delle operazioni militari. Una linea che rafforza l’alleanza strategica tra Washington e Tel Aviv ma che lascia gli Stati Uniti esposti a dure accuse internazionali di corresponsabilità.

La paralisi diplomatica europea conferma l’impotenza del Vecchio Continente, diviso tra dichiarazioni di principio e assenza di strumenti reali di influenza. Sullo sfondo, l’impatto economico: milioni di dollari di aiuti fermi nei depositi, instabilità regionale, rischio di nuove ondate migratorie.
Le prospettive rimangono critiche. Un’ulteriore escalation militare renderebbe la carestia strutturale, trasformando Gaza in un caso emblematico non solo di conflitto, ma di uso deliberato della fame come strumento politico. Se non interverranno decisioni vincolanti in sede internazionale, la crisi rischia di consolidarsi come il fallimento più evidente dell’attuale ordine globale.

Maria Cucchiara – Docente di filosofia e storia, scrittrice e collaboratrice di Radio Amica. Appassionata di cultura, attualità e impegno sociale, racconta la realtà con sensibilità e sguardo critico, unendo attenzione al territorio e apertura internazionale.
