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Fiera “Più libri più liberi”, scoppia il caso del “patentino antifascista”. Meloni: «È censura». Bonelli e Conte attaccano, Vannacci la sostiene

Roma – L’obbligo di sottoscrivere una dichiarazione antifascista per partecipare alla fiera della piccola e media editoria Più libri più liberi accende lo scontro politico nazionale. La misura, introdotta dagli organizzatori per ribadire l’adesione ai valori costituzionali, ha provocato una reazione della premier Giorgia Meloni, che sui social ha parlato apertamente di censura.

Meloni: «È censura, così la sinistra concepisce la libertà di pensiero»

Nel suo post su X, la presidente del Consiglio ha scritto: «È così che la sinistra concepisce la libertà di pensiero: sei libero, ma solo se dici quello che loro ti permettono di dire. La cancellazione delle idee non di sinistra, camuffata da lotta antifascista, è un vecchio vizio. Si chiama censura. E la censura è incompatibile con qualsiasi società democratica». Una posizione netta, che ha immediatamente generato reazioni da tutto l’arco politico.

Bonelli: «Meloni nega l’antifascismo per inseguire l’estrema destra»

Durissimo il commento di Angelo Bonelli (AVS), che accusa la premier di mettere in discussione un principio fondante della Repubblica: «L’antifascismo è il valore fondante della nostra Costituzione. Negarlo significa non accettare le basi del nostro ordinamento democratico. Meloni rincorre il voto dell’estrema destra e volta le spalle alla memoria di chi ha dato la vita per la libertà». Bonelli collega la polemica al clima politico degli ultimi giorni, citando la manifestazione di gruppi neofascisti a Roma e il congresso di Roberto Vannacci.

Vannacci: «Meloni ha ragione, è censura. La libertà di opinione non può avere patentini»

Il generale e leader di Futuro Nazionale, Roberto Vannacci, sostiene invece la posizione della premier: «La libertà di espressione non deve essere soggetta ad alcun patentino. Non si può condannare una persona per le idee che porta, altrimenti dovremmo inventarci la polizia del pensiero». Per Vannacci, finché le opinioni restano nei limiti della legalità, non devono essere filtrate da dichiarazioni preventive.

Conte: «Polemica surreale, Meloni evita i problemi reali del Paese»

Il leader del M5S Giuseppe Conte attacca da un’altra prospettiva, accusando la premier di distogliere l’attenzione dalle emergenze nazionali: «Meloni va sull’usato sicuro: una polemica domenicale surreale sulla fiera del libro e sull’antifascismo. Intanto restano irrisolti i problemi su giustizia, sanità, carovita e infrastrutture». Conte lega la crescita politica di Vannacci ai «fallimenti» del governo.